Riceviamo da Andrea Costa Puntuali come l'Anticiclone delle Azzorre o come il canone RAI, ritornano oscuri esperti dei beni culturali a raccontare dalle pagine dei quotidiani più letti, la necessità per lo Stato italiano di privarsi dei suoi beni culturali in favore di Fondazioni e altre entità. Il caso romano poi, particolarmente quest'anno -causa forse un Ministro dei Beni culturali simpatico a troppi e un sindaco di Roma abilmente "acquattato" dietro paraventi politici e legali di ogni genere- rischia di scrivere la storia nera delle tutela pubblica italiana. E' stato lo stesso Ignazio Marino, poche settimane fa, ad annunciare la nascita di una Fondazione a cui cedere la gestione di TUTTI I MUSEI CIVICI di Roma. Scusate se è poco, ma comprendono i musei capitolini -musei pubblici più antichi del mondo- che dopo cinquecento anni di storia, vedrebbero ceduto il titolo proprietario appartenente a TUTTI i cittadini di Roma a una fondazione pubblico-privata per poter "gestire" il patrimonio d questi beni, "espropriati" causa privata utilità. Siamo quindi ben al di là della pur giustamente vituperata "Zétema" -comunque una società pubblica di proprietà del Comune-. Ricordo a tutti gli amici ambientalisti e alle associazioni che mi leggono, che una volta ceduti i beni alla fondazione, sarà più facile uscire dall'euro che tornare in possesso e "ripubblicizzare" i beni ceduti. Tutti i casi entusuasticamente citati dal Preiti ci raccontano invece di mala gaestio e italianissime storie di privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite. Scrivo questo messaggio in bottiglia nella speranza che passi presto la calura, e che amici, giornalisti, associazioni, singole autorità denuncino la concreta, annunciata prossima caduta di Roma; e che poi, ciascuno per le proprie competenze e in modo trasversale -finanche "carbonaro"- operi per la salvezza del nostro patrimonio. Vorrei ricordare che una volta "caduta Roma" sarà assai difficile per Franceschini non replicare il modello romano (già torinese) a tutto il resto dello stivale. Da queste parti, lo sapete, pronti al combattimento! Un caro saluto a voi tutti, Andrea Costa
Da Andrea Costa: continua la campagna per privatizzare il patrimonio artistico
Un articolo di giornale critica la tendenza italiana a privarsi dei beni culturali in favore di Fondazioni e altre entità. Il caso romano è citato come un esempio di come lo Stato possa cedere la gestione dei musei civici a una fondazione pubblico-privata. L'autore preoccupa che questo possa portare a una perdita del patrimonio culturale italiano e a una maggiore dipendenza dall'euro. L'articolo chiede a giornalisti, associazioni e singole autorità di denunciare questa tendenza e di operare per la salvezza del patrimonio culturale italiano. L'autore si sente "pronto al combattimento" per difendere il patrimonio culturale italiano.
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