Scandalo Mose, l'ex governatore Giancarlo Galan è stato rimosso dalla presidenza della Commissione Cultura della Camera. Ora scatta l'iter per la decadenza da deputato. Il Pd: «Sanato un vulnus». Ma l'ex Doge non si arrende e annuncia: «Chiederò la revisione del processo. Il Parlamento? Mi aspettavo che mi difendesse». E il caso, dunque, si preannuncia tutt'altro che chiuso. VENEZIA. Un anno fa oggi, la Camera dava il via libera all'arresto di Giancarlo Galan, accusato di corruzione nell'ambito dello scandalo Mose. Per 364 giorni l'ex ministro ed ex governatore aveva mantenuto, malgrado le polemiche politiche (e sia pure virtualmente, considerato il regime restrittivo a cui è tuttora sottoposto), lo scranno di presidente della commissione Cultura: «Perché dal parlamento - spiega - mi sarei aspettato di essere tutelato. Avrei voluto che almeno mi ascoltassero». Ma ieri è avvenuto il rinnovo dei vertici dei 14 organismi permanenti di Montecitorio ed al posto dell'esponente di Forza Italia è stata eletta la sua vice del Partito Democratico, per cui ora l'azzurro resterà un componente semplice, almeno finché non scatterà la sua decadenza da parlamentare per effetto della legge Severino. La perdita di posizioni da parte dei forzisti era pressoché scontata, considerando il cambio di maggioranza intercorso fra i governi Letta e Renzi. Indubbiamente però il caso della settima commissione rivestiva un interesse particolare, considerata la vicenda giudiziaria nel frattempo vissuta da Galan, che ha patteggiato 2 anni e 10 mesi (e la sentenza è stata confermata dalla Cassazione, anche se l'imputato ora annuncia: «Chiederò la revisione del mio processo»). Ieri mattina non mancava soltanto lui al momento del voto: dei 45 membri, erano presenti in 37 e d in 26 hanno scelto di promuovere la vicepresidente uscente Flavia Piccoli Nardelli, che lo stesso azzurro aveva definito «bravissima» durante la gestione della sua assenza e che a propria volta ricambia la cortesia. «La situazione è stata sgradevole per tutti - commenta la neo-presidente - pure per Galan. L'ho sentito alcune settimane fa e posso dire che lo capisco, è stato tutto molto complicato anche per lui. Ora finalmente questa parentesi triste si è chiusa e credo farà piacere anche a Galan sapere che la commissione può ritornare alla serenità, perché la cultura è un settore troppo importante». Plaude al ritorno alla normalità anche il pd Filippo Crimì, che rimane l'unico altro componente veneto ( ieri la vicepresidente Ilaria Capua di Scelta Civica è passata alla commissione Esteri): «Finalmente è stato sanato questo vulnus , finora irrisolvibile a causa del divieto regolamentare di procedere alla sfiducia». Più duri sono i commenti di altri deputati veneti del partito. «Una persona che non ha avuto il buonsenso di dimettersi da presidente, nonostante tutto quello che è accaduto, non poteva continuare ad avere quella carica», attacca Gessica Rostellato. «Galan ha scritto una brutta pagina per il Veneto - concorda Federico Ginato - una pagina che vogliamo chiudere definitivamente eliminando quelle zone grigie che per troppi anni hanno caratterizzato il sistema di potere nella nostra regione». Ma quella che ha fatto più male a Galan è stata la freddezza, per così dire, ricevuta dai suoi colleghi di Fi durante quest'anno. Alla richiesta di commentarla, l'ex Doge ironizza amaro: «"Omissis" vale come risposta?». Non si tirano invece indietro i 5 Stelle. Profetizza il bellunese Federico D'Incà, capogruppo alla Camera: «Il vergognoso comportamento di Galan resterà nei libri di storia». Rilancia Jacopo Berti, leader dei pentastellati in consiglio regionale: «Ora vogliamo le sue dimissioni anche da parlamentare, ma non ci contiamo un granché». O forse no, ci ripensa il padovano: «Mi sa che stavolta per Galan si mette male. Forse gli tocca iniziare a cercarsi un lavoro». Alla presidenza della giunta delle elezioni c'è il grillino Giuseppe D'Ambrosio: «Dalla Corte di Cassazione non ci sono ancora arrivati gli atti. Ma per quanto mi riguarda sono prontissimo ad avviare il procedimento di decadenza».