VENEZIA. Parere negativo per le isole della Certosa, San Giacomo in Paludo e San Giovanni Maggiore ma anche per le Casermette dell'Arsenale e persino per un pezzo di asfalto di fronte al canal Salso in piazza Barche. Il Comune ha presentato progetti e sollecitato il Demanio ma niente da fare, il federalismo demaniale non ridà a Venezia tutti i beni su cui contava. A leggere l'elenco, sembra anzi che i beni su cui l'amministrazione puntava di più sono quelli cassati. Oltre alle isole e alle Casermette, tra i pareri negativi maggiori ci sono anche i cantieri navali alla Giudecca, anche per la caserma Pepe e forte Cosenz a Favaro. Ieri l'Agenzia del Demanio ha pubblicato l'aggiornamenti delle proprietà che rimangono in capo all'ente e di quelle che invece possono essere trasferite ai Comuni e alle Regioni nell'ambito del Federalismo demaniale e del Federalismo demaniale culturale. Nella nostra provincia e, in generale, in Veneto ci sono decine di immobili e terreni di cui le amministrazioni hanno chiesto di entrare in possesso. Non tutte le richieste sono state accolte e a Venezia è arrivata la doccia gelata del no a beni e isole. In realtà, il lavoro del Demanio non è completato, le istanze presentate sono 5.601 e ne manca ancora qualcuna anche se finora sono stati trasferiti 2.472 beni. A Venezia, hanno ottenuto il via libera al trasferimento l'ex forte Morosini, l'ex batteria Manin di Pellestrina, Forte Bazzera, l'ex Luna park del Lido, le barene dei Bottenighi a Mestre, i giardini Marinaressa, gli ex panifici militari all'Arsenale, piazzale Ravà, il casotto telemetrico al Lido, l'ex forte Ca' Roman Barbarigo, l'area della cantieristica della Giudecca, aree agli Alberoni, il molo comunale al Tronchetto, l'ex caserma della finanza a Sant'Erasmo, la batteria Emo e alcune zone imbonite a Murano e lungo il Canal Grande vicino a Santa Lucia. Diventano comunali anche l'ex campo di aviazione a Campalto, un terreno con fabbricato a Ca' Roman e l'ex ridotto vecchio di Sant'Erasmo.