Caro direttore, abbiamo sperato fino all'ultimo che nella definizione e distribuzione degli assessorati il settore cultura e spettacolo potesse avere finalmente un interlocutore chiaro e stabile. Un episodio ci teneva con il fiato sospeso, accaduto in occasione della penultima campagna elettorale, quella che vide De Luca perdente contro Caldoro: l'occasione fu un incontro in Agis Campania sui temi dello spettacolo e della cultura, De Luca alla mia domandapreghiera nella qualità di presidente dell'associazione di categoria Sistema Musica e Danza di impegnarsi alla nomina di un assessore allo spettacolo e cultura rispose: se dovessi essere eletto lo faro io! L' affermazione preoccupò non poco me e tutti gli operatori del settore presenti in sala. Come non essere consapevoli che in una regione storicamente leader in Italia ed in Europa in settori chiave come i beni culturali, la musica e lo spettacolo la mancanza di un assessorato forte e attrezzato in questo ambito si traduce nell'assenza di una vera strategia di crescita e di una visione di sistema. L'attenzione della politica alla cultura in Campania sembra esaurirsi nella gestione e nell'esercizio della propria influenza verso i suoi enti più rappresentativi come il Teatro San Carlo, la Fondazione Ravello, il Madre, il Teatro Stabile, dimenticando o peggio considerando una zavorra, la straordinaria vivacità progettuale e creativa, la capacità innovativa e la programmazione originale delle innumerevoli associazioni, fondazioni, orchestre, circuiti teatrali e di danza, cinema, festival che insieme fertilizzano il terreno rigenerandone l'humus, da cui trae linfa e vitalità l'intera società. Le centinaia di organizzazioni attive in ambito culturale, musicale e spettacolare (come evidenziato da una recente indagine condotta dall'Unione Regionale Agis) alimentano un indotto di 12.000 unità lavorative, dato che da solo dimostra come il sistema culturale e dello spettacolo campano non possa essere considerato accessorio, se non altro perché grazie alla cultura è l'intera umanità a crescere e l'intera società a beneficiarne in termini di riqualificazione umana e urbanistica. Sebbene negli ultimi anni la Campania si sia dotata di due leggi regionali sullo spettacolo dal vivo e sulla cultura, per volontà e impegno diretto in fase di emanazione degli operatori capaci di ottenere all'epoca della loro emanazione un adeguato riconoscimento, lentamente le loro dotazioni sono state ridotte di un terzo, segno che alla crescita e moltiplicazione di un segmento produttivo che resta tra i pochi a mantenersi vivo e al passo con l'Europa, ha fatto da contrappeso una incapacità a coglierne le capacità progettuali strategiche e il respiro internazionale.
Campania. Tante realtà prestigiose, ma i fondi diminuiscono
La regione Campania ha una storia di leadership in settori come i beni culturali, la musica e lo spettacolo, ma manca un assessorato forte e attrezzato in questi ambiti. La politica locale sembra concentrarsi solo sulla gestione e sull'esercizio dell'influenza sui suoi enti rappresentativi, dimenticando le associazioni, fondazioni e organizzazioni che fertilizzano il terreno culturale. Il sistema culturale e dello spettacolo campano è un indotto di 12.000 unità lavorative e contribuisce alla crescita e alla riqualificazione umana e urbanistica.
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