Un lavoro lungo e silenzioso che ha come obiettivo il cambiamento radicale della filosofia di gestione dei beni Culturali in Sicilia. E' quello che sta conducendo il prof. Antonio Purpura. Nominato assessore ai beni culturali nell'ultimo rimpasto, Purpura è estraneo alle logiche della politica. E' un tecnico 'vero' messo lì per reinventare il sistema 'Beni Culturali Sicilia'. Disponibile, cordiale preparato nelle 'sue' materie, ha un approccio manageriale ma accademico alla materia. Parla poco all'esterno ma ha deciso di raccontare a BlogSicilia il percorso fin qui fatto e i prossimi step anticipando alcuni passaggi nella speranza di poter concludere il suo lavoro "Entro marzoaprile dell'anno prossimo il sistema dei beni Culturali in Sicilia avrà un altro volto dice pacato sempre se ci daranno il tempo di completare quanto abbiamo iniziato". Purpura non entra mai nelle questioni politiche, al contrario si informa con il giornalista sullo stato delle cose, sulle opinione, sulle possibilità. Ma di politica non parla mai. Prof Purpoura andiamo per ordine, dunque, partiamo dal prossimo passo. Cosa dobbiamo aspettarci? "Intanto proprio oggi dovrebbe arrivare in giunta la ripartizione definitiva dei Fondi comunitari per il Piano 20142020 tanto attesa. E' tutto pronto. Doveva essere vagliato martedì scorso ma tragici eventi ci hanno fatto rinviare quella giunta (il drammatico suicidio della figlia dell'assessore Barresi ndr) e poi i fatti sono precipitati con le vicende che ben conoscete. La giunta non è più stata convocata". ADVERTISEMENT Prima di entrare nel merito di questa modulazione di fondi comunitari che in parte conosciamo perché già anticipata da BlogSicilia (leggi l'intervista assessore al turismo Cleo Li Calzi) ci chiarisca: è tutto affidato ai fondi comunitari? "Assolutamente no. A breve, questione di giorni o al massimo settimane, sarà pronto il mio decreto con il quale si regionalizza la legge Franceschini (che permette e regolamenta l'intervento de privati nella valorizzazione dei Beni Culturali). Sarà un passaggio essenziale. Chiariamo subito che non svendiamo i nostri beni Culturali e non li lasciamo in mano privata. Ci saranno regole certe che dettato cosa si può e cosa non si può fare ed un sistema di controllo e vigilanza regionale sui beni affidati in toto a parzialmente ai privati, sulle singole attività e così via. Dobbiamo cambiare l'approccio ed avere una visione manageriale per passare dalla fase di tutela fino ad ora centrale, a quella di valorizzazione. Insomma dobbiamo mettere a frutto il nostro patrimonio valorizzandolo e tutelandolo al tempo stesso anche perché ciò che è vivo e vissuto viene mantenuto meglio, crea reddito e fa cultura, turismo, immagine". Dunque con questo decreto saranno i privati a incassare il frutto dello 'sbigliettamento' ? "Non esattamente. Insieme all'assessorato all'economia stiamo lavorando anche a questo aspetto. Decreteremo sull'uso dei privati ma anche sull'autonomia di Musei e siti archeologici. L'incasso dei biglietti sarà ripartito fra il parco archeologico o il museo autonomo e la Regione così come saranno ripartiti i compiti. Il personale, ad esempio, resta a carico dell'amministrazione che deve recuperarne il costo. Ma ripeto ci sarà un sistema di regole certe ben dettagliate". Torniamo, allora, ai fondi comunitari. Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una forte polemica sul taglio delle quote destinate proprio a turismo e Beni Culturali. "Ha detto bene proprio a BlogSicilia l'assessore Li Calzi quando ha precisato che i conti sono stati fatti male. Non bisogna solo guardare ai fondi proprio degli obiettivi. Quelli sono realmente diminuiti ma è una scelta strategica che parte da Bruxelles. Gli interventi di recupero sono stati fatti nelle precedenti programmazioni soprattutto nel 20002006, ora bisogna cambiare approccio. Così ci sono minori risorse per restauri e maggiori risorse per valorizzazioni. Oltre ai fondi propri ci sono quelli degli altri assi e poi una quota consistente del PON, il Piano Operativo nazionale, asse 2 che vale 150 milioni per 5 regione e rispetto al quale 3540 milioni saranno utilizzati per la Sicilia". "Se mi permette continua Purpura voglio chiarire il principio che sta alla base di tutto ciò. Fino ad oggi abbiamo potuto contare su una struttura dell'assessorato ai beni Culturali e delle sue diramazioni (Sovrintendenze ndr) improntata su tutela e restauro. Le competenze, pur di livello, di cui disponiamo sono culturalmente legate a questo approccio. Bisogna ora aggiungere la capacità gestione e manageriale per andare verso la valorizzazione, concepire il bene culturale non solo come patrimonio da tutelare e dunque unicamente preservare, ma da utilizzare. Per questo stiamo coinvolgendo anche il sistema della formazione. Abbiamo, ad esempio, avviato una collaborazione con il Cerisdi e la scuola Superiore della Pubblica amministrazione per avviare corsi di management dei beni Culturali dedicati ai Sovrintendenti dei beni Culturali, ai direttori dei Musei e dei parchi archeologici, insomma a tutti i nostri funzionari. Sarà una rivoluzione copernicana del modo di gestire il settore". Ma il cambio di filosofia gestionale non può passare solo dalla formazione di chi deve gestire ? "Certo che no. Stiamo lavorando ad un nuovo approccio per l'utilizzo più accorto dei fondi, sia comunitari del PO Fesr e del Pon Asse 2 concentrandoli su due assi ovvero i grandi attrattori e le attività collaterali. Insomma identificheremo i nostri beni più richiesti che secondo le indagini sono i parchi archeologici e concentreremo su queste offerte le nostre attività. Poi lavoreremo con il Pon Asse 2 sulle attività collaterali e promuoveremo i nostri beni con i circuiti privati collegati al turismo. Insomma è una attività in sinergia fra tanti assessorati. La Sicilia deve parlare al mondo con una sola voce: quella della cultura e del patrimonio artistico culturale". Una delle grandi sfide di questi giorni è quella del settimo riconoscimento Unesco, l'itinerario Arabo Normanno "Ha detto bene è una delle grandi sfide. Ma non l'unica. La Sicilia vanta ben 7 itinerari con riconoscimento Unesco e su questo noi concentreremo l'attenzione come grandi attrattori di turismo e fruizione. In realtà la Sicilia punterà su 8 siti, considerando l'ottavo l'itinerario trapanese Segesta Solunto. Ci vorrà del tempo per poter ottenere un ulteriore riconoscimento Unesco che secondo noi merita ma la strategia siciliana lo considera già come una sorta di ottavo itinerario Unesco e lo porrà sullo stesso livello". Cosa farà la regione per promuovere, dunque, questi siti ? "Bisogna creare continuità territoriale negli itinerari. L'ultimo riconosciuto ha un grande problema ovvero il fatto che mentre fra Palermo e Monreale c'è continuità territoriale Palermo e Cefalù non è così. Dunque nell'itinerario stiamo inserendo anche i parchi archeologici meno noti di Himera e Halesa dando proprio continuità culturale anche se i parchi non sono certo arabo normanni. Poi, insieme all'assessorato infrastrutture, lavoriamo a collegamenti rapidi e diretti che possano essere ferrati o stradali. I siti che compongono un itinerario devono essere raggiungibili in modo semplice per i turisti e dunque anche qui utilizzeremo fondi comunitari destinati ai trasporti ma con finalità che sono anche turistico-culturali. Come vede ci sono tanti assi da cui prelevare risorse che poi confluiscono in turismo e beni culturali. E' una strategia integrata senza le dispersioni in mille rivoli del passato". Dunque è questa la sfida per il futuro, formazione e collegamenti ? "Questa è la sfida a medio termine ma c'è una sfida nel breve termine ed è la digitalizzazione. Ad esempio ci sono siti archeologici che sono stati teatro di grandi battaglie del passato delle quali resta il ricorso ed il racconto ma poche tracce materiali comprensibili. Dunque il passaggio successivo è la ricostruzione digitale di quegli eventi che spieghino i luoghi, i resti, la storia. Questo coinvolgerà i turisti ancora di più e valorizzerà ulteriormente tutto il nostro patrimonio". Dunque l'assessorato vede di buon occhio la mostra sui siti Unesco che si terrà allo Steri a Palermo in settembre che punta proprio alle attività digitali intorno all'itinerario Arabo Normanno "Assolutamente sì, il futuro è questo. Occorre l'intervento dei privati che hanno maturato competenze specifiche in settori come il digitale per affiancare i nostri manager che stiamo formando e formeremo-. Serve un approccio nuovo, moderno. Una promozione seria ed efficiente che lasci il turista a bocca aperta e ne porti sempre di più. Tutto sotto la stretta vigilanza della regione, come detto, e in una cornice di regole certe e imperative". Per concludere, sul fronte dei servizi aggiuntivi, li metterete a bando? A che punto siamo? "I bandi sono già partiti. I servizi per il castello della Zisa di Palermo, ad esempio, sono già aggiudicati e siamo in fase di predisposizione dei contratti e affidamento. Sulla Valle dei templi, su Siracusa e sulla Villa del Casale le gare sono già state svolte ed assegnate ma ancora non siamo entrati nella fase precontrattuale. Altri lotti sono in assegnazione provvisoria in attesa di verifica ma ce ne sono ancora da mettere a bando. Singolare, poi, vicende come quelle del Museo di palazzo Abatellis dove la gara è andata deserta. Eppure è un sito importante e che si presta a tanti servizi aggiuntivi. Abatellis è un sito sul quale bisogna lavorare".