Uno spiraglio di luce si apre nel buio di via della Lungara a Roma. Un punto di fuga per le divinità olimpiche, le matrone e i divi imperiali della collezione Torlonia. Tra non molto, due anni al massimo, venti di quelle statue usciranno per una mostra che, probabilmente sotto le volte delle Terme di Diocleziano, consegnerà al pubblico un assaggio della più importante raccolta d'arte antica al mondo in mano ai privati: 620 pezzi nascosti e tuttora ammassati in tre stanzoni da quando, nel 1976, il principe Alessandro Torlonia trasformò il museo di famiglia accanto all'Accademia dei Lincei in 90 piccoli appartamenti. Su quella vicenda indagò e sentenziò la magistratura. Il principe relegò le opere greche e romane in tre locali una volta adibiti a granai e scuderie che, con molta generosità, ribattezzò depositi museali. Lo scandalo di quel patrimonio reso invisibile, denunciato in decine di articoli da Antonio Cederna, ha sottratto alla collettività e agli studiosi un inestimabile bene pubblico. Ma qualcosa si sta muovendo, il grumo di diffidenza si va sciogliendo. L'abuso edilizio (il principe aveva chiesto il permesso per la manutenzione del tetto) è un fatto accertato, sebbene coperto da prescrizioni e amnistie, ma su quella vicenda prevale ora un superiore interesse: consentire che i beni vengano restaurati, custoditi e sistemati in un allestimento degno del loro pregio. Le diplomazie sono da qualche mese al lavoro. Si cammina con prudenza. Giovedì il ministro Dario Franceshini farà visita al novantenne principe nel Palazzo Giraud, in via della Conciliazione ( nomen omen ), per gettare le basi di un nuovo museo Torlonia aperto al pubblico. Fanno da pontieri il nipote del principe, il trentaquattrenne Alessandro Poma, presidente della Banca del Fucino, l'istituto di proprietà dei Torlonia, che, in accordo con il nonno e con il resto della famiglia, spinge perché quelle meraviglie non restino segregate. L'altro mediatore, sulla sponda del ministero, è Gino Famiglietti, uomo di legge ora direttore generale delle Antichità. D'accordo con lui è Francesco Prosperetti, architetto alla guida della soprintendenza archeologica di Roma. A Palazzo Giraud, dove i Torlonia custodiscono alcuni capolavori della collezione, come l'Hestia che fu dei Giustiniani, i protettori di Caravaggio, o la magnifica statua in bronzo di Germanico, il ministro Franceschini e il principe muoveranno i primi passi che dovrebbero portare a un accordo. Tutto è affidato a una trattativa, ma fra le ipotesi che circolano c'è appunto la mostra alle Terme di Diocleziano, dove verrà esposta una piccola selezione di statue che i Torlonia vorrebbero restaurare sotto l'egida della soprintendenza. L'esposizione dovrà portare a una collocazione più stabile, anche se non integrale, della straordinaria parata di marmi attici, alabastri orientali, divinità olimpiche e rudi guerrieri capitolini. Le questioni da discutere sono tante, rimbalzano formule sulle quali si cimenteranno gli avvocati. Ma al ministero per i Beni culturali circolano alcune idee sulla possibile sede futura. Fra queste c'è il palazzo di via del Quirinale, a due passi dalla presidenza della Repubblica, dove è ospitato il ministero della Difesa. Collocazione prestigiosa, tale da vincere la leggendaria ritrosia del principe, alle spalle del palazzo di un'altra grande famiglia romana, i Barberini, dove è collocata la Galleria nazionale d'arte antica. Nel passato sono state avanzate diverse ipotesi per sistemare la collezione. Palazzo Rivaldi, di fronte alla Basilica di Massenzio. L'edificio di via dei Cerchi, sede dell'anagrafe. Poi un museo costruito all'estremità della stupenda proprietà dei Torlonia di Villa Albani. D'accordo con questa ipotesi anche Adriano La Regina, il soprintendente archeologo di Roma che avviò il contenzioso con i Torlonia per i miniappartamenti. Non se ne fece nulla per il vincolo apposto dal soprintendente ai beni architettonici Ruggero Martines. Da quest'ultimo episodio siamo a cavallo del nuovo secolo fra i Torlonia e lo Stato caddero il silenzio e l'incomunicabilità. Un incidente ha inoltre complicato i rapporti: di ritorno da una mostra al Colosseo, l'Hestia Giustiniani ha subito la rottura di un braccio. Ne è nato un contenzioso giudiziario e assicurativo che si trascina da anni. Negli ultimi tempi, però, per iniziativa di Alessandro Poma è stata costituita una Fondazione Torlonia che ha iniziato il restauro di statue custoditi a Villa Albani (se ne occupa una delle nostre migliori restauratrici, Anna Maria Carruba). Inoltre, la direzione generale delle Antichità sta completando la schedatura fotografica delle 620 statue di via della Lungara. Le due parti sono tornate a parlarsi. Nelle scorse settimane si erano fatti avanti misteriosi compratori, che millantavano relazioni con il Getty Museum. Ma da parte Torlonia è giunto un secco no che ha chiuso la questione. Con il Getty Museum, però, la famiglia romana mantiene stretti rapporti: appena nominato, ogni nuovo direttore del Getty fa visita ai Torlonia.
Torna alla luce il tesoro dei Torlonia
Il principe Alessandro Torlonia ha trasformato il museo di famiglia accanto all'Accademia dei Lincei in 90 piccoli appartamenti nel 1976. Le opere greche e romane sono state ammassate in tre locali una volta adibiti a granai e scuderie. Lo scandalo è stato denunciato in decine di articoli e ha sottratto alla collettività e agli studiosi un inestimabile bene pubblico. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo e le diplomazie sono da qualche mese al lavoro per consentire che i beni vengano restaurati, custoditi e sistemati in un allestimento degno del loro pregio.
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