Il casato romano possiede un altro migliaio di opere nella residenza di Villa Albani Sono 620 le statue nel palazzo di via della Lungara a Roma. La collezione Torlonia, a detta di molti, è la più importante al mondo d'arte antica in mano ai privati. E che privati: la famiglia Torlonia, il cui capostipite giunse a Roma dalla Francia a metà del Settecento, modesto mercante di tessuti, è diventata nei decenni, grazie all'attività bancaria, il più danaroso casato della città, si è fregiata di titoli nobiliari, ha comprato palazzi e migliaia di ettari nell'agro romano e, appunto, ha costruito una collezione di meraviglie. Rinvenute nei propri possedimenti o acquisite. I Torlonia possiedono anche un migliaio e più di pezzi antichi a Villa Albani, gioiello dell'architettura settecentesca, allestito a misura del proprio gusto da Johann Joachim Winkelmann. Ma se statue e sarcofagi di Villa Albani sono visibili, seppure a rigorose condizioni, nell'edificio di via della Lungara non mette piede nessuno da decenni. Salvo gli archeologi della Soprintendenza che svolgono funzioni di tutela. Salvo qualche altra rara eccezione: Carlo Gasparri, per esempio, archeologo e professore a Napoli, ha una conoscenza profonda della collezione, maturata da quando, dopo il sequestro per la vicenda dei miniappartamenti, fu incaricato di farne l'inventario. Gasparri ha individuato la provenienza di ogni statua da altre collezioni (Vitali, Caetani, Cesarini, soprattutto Giustiniani ben 270 sculture e Bartolomeo Cavaceppi, scultore e restauratore). E dagli scavi nei possedimenti Torlonia: Villa dei Quintili, Villa di Massenzio e Caffarella sull'Appia Antica, via Latina, Porto e Centocelle. Chi le ha visitate racconta che le stanze sono al piano terra, in fondo a un corridoio, protette da una porta blindata. Sono buie, illuminate da fioche lampadine, mentre poca luce filtra dai finestroni che affacciano nel cortile di una caserma dei carabinieri. Le statue sono strette l'una all'altra, coperte di polvere, ma in gran parte in buono stato. Alcune sono rovesciate per terra e hanno gli arti staccati, spesso integrazioni in gesso. I busti sono su scaffali di legno retti da perni in ferro. Fra le statue corrono stretti corridoi, dove passa a stento una persona, stando attenta a dove tiene i gomiti. Prima di finire negli scantinati, le statue erano sistemate su supporti di legno in 77 stanze allestite come un museo già a metà dell'Ottocento. L'accesso era limitato. A metà degli anni Settanta il principe Torlonia iniziò la "ristrutturazione" del palazzo. E per la collezione iniziò un'epoca di oblio. (c.a.b. e fr. erb.)