Viviamo attorniati da un patrimonio inestimabile, passeggiamo quotidianamente tra palazzi dai fregi e dalle decorazioni degne di un museo, frequentiamo piazze, castelli e dimore che, a confrontarli in bellezza e quantità con quelli stranieri, non si può che esserne orgogliosi, eppure questo «petrolio d'Italia», che potrebbe non solo fare più belle le nostre giornate ma anche risolvere problemi di occupazione rilanciandoci come culla della cultura mondiale, rimane in troppi casi seminascosto, trascurato, privo dei finanziamenti necessari alla sua corretta conservazione e valorizzazione, destinato ad un lento deterioramento se non alla vendita. Una completa e dettagliata «fotografia» sull'argomento viene fornita da due recenti iniziative editoriali, una a firma della giornalista Silvia Dell'Orso: «Altro che musei, la questione dei beni culturali in Italia» (Laterza) e l'altra a cura di un'addetta ai lavori, Rosanna Cappelli, direttore del settore musei e beni culturali di Mondadori Electa, che ha realizzato per la stessa Electa il volume «Politiche e poietiche per l'arte». Il testo della Dell'Orso è un libro inchiesta, resoconto di mesi di indagine, durante i quali l'autrice ha ripercorso gli ultimi anni della nostra storia museale cercando di mettere ordine nelle immense fila di leggi, competenze, azioni fatte e belle speranze che interessano i beni culturali. Il quadro che ne emerge non è certo dei più consolanti: si passa dai siti archeologici costantemente in perdita a Musei in perenne ristrutturazione e mai visitabili, fino alle punte di diamante, come gli Uffizi di Firenze o la Galleria Borghese di Roma, che ancora oggi non riescono a consolidare un giro d'affari e un indotto paragonabile, in valori assoluti, alle realtà d'oltreoceano prese a modello. E poi ci sono i privati e il loro ingresso nel settore dell'arte. I mecenati, fa sapere Dell'Orso, non ci sono più, oggi semmai quelli che un tempo si chiamavano Medici o Chigi si chiamano Banca Intesa o Gelati Motta. Ma un privato, in Italia dove non c'è alcuna defiscalizzazione sugli investimenti nell'arte, quando ha speso i suoi milioni di euro per un restauro o per un'esibizione, necessita di un riscontro. E se in rarissimi casi l'investimento viene fatto per puro spirito di liberalità, in altri si finisce a sovvenzionare la mercificazione dell'arte e la creazione di eventi dove lo Stato autorizza l'utilizzo dei propri beni per avere in cambio solo poche royalties sugli incassi. A consolazione rimangono alcune realtà sparse per il paese che funzionano a pieno ritmo e che sono il frutto di interventi congiunti Stato-privati da portare ad esempio, come il Museo Poldi Pezzoli di Milano o la Galleria Doria Pamphili di Roma. «Politiche e poietiche per l'arte» di Rosanna Cappelli inaugura una collana che la casa editrice Electa, il ramo artistico e museale della Mondadori, intende dedicare alle Belle Arti. In questo primo numero l'autrice incentra la sua attenzione soprattutto sulle leggi in materia di beni culturali ed i relativi percorsi di applicazione nelle diverse realtà regionali cercando di indagare, dati alla mano, il successo delle singole operazioni. La seconda parte, interamente dedicata alla famosa «legge Ronchey», con cui sei anni fa lo Stato fece i primi passi per esteriorizzare ai privati la gestione di alcuni servizi legati ai musei, vuole esaminare vantaggi e svantaggi della sinergia tra pubblico e privato. Vengono portati ad esempio le realtà di Venezia e Roma, due poli cultural-museali dove il privato è intervenuto e, soprattutto a Venezia, ha riorganizzato e migliorato il complesso delle proposte culturali del sistema cittadino. La vicenda, tuttavia, assume oggi altri connotati, più ampi ed ancora da approfondire. Se infatti è consolidato il fatto di trovare un operatore privato che si occupi delle prenotazioni dei biglietti o della pubblicazione dei cataloghi, altra cosa sarebbe far intervenire il medesimo privato nelle scelte di gestione del museo X piuttosto che della pinacoteca Y. Questo è il cuore del problema e a tutt'oggi, viste anche le recenti e contrapposte posizioni politiche, la questione rimane ancora aperta.
Un tesoro ancora sepolto
In Italia, il patrimonio culturale è vasto e variegato, ma spesso seminascosto e trascurato. Due iniziative editoriali, "Altro che musei, la questione dei beni culturali in Italia" di Silvia Dell'Orso e "Politiche e poietiche per l'arte" di Rosanna Cappelli, mettono in luce il problema della gestione e valorizzazione dei beni culturali. Il testo di Dell'Orso descrive la storia museale italiana degli ultimi anni, con siti archeologici in perdita, musei in perenne ristrutturazione e pochi esempi di successo.
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