L'AQUILA Tra i vicoli angusti del centro storico di Pizzoli sembra quasi nascondersi uno dei gioielli dell'architettura aquilana settecentesca che sarà presto restituito alla collettività. Con la sorveglianza della Soprintendenza unica per il cratere, attraverso l'architetto Gianfranco D'Alò, è stato portato a termine proprio in questi giorni, il restauro di Palazzo Mascetti. Le balconate in ferro battuto, i portali di pietra, la ricca cornice marca piano, la cura del suo inserimento nel contesto urbano rivelano fin dall'esterno la bellezza dell'antico palazzo in stile barocco, ancor più evidente negli interni. Soprattutto il piano nobile, infatti, conserva affreschi settecenteschi, di cui ancora non è possibile dare attribuzione, dai colori vivaci e molto suggestivi che decorano una serie di sale l'una giustapposta all'altra. Di fronte e in asse col portone principale un'esedra introduce ai giardini privati del palazzo, che erano presenti anche sul lato posteriore dell'edificio. Fin dall'ingresso si scorge la bellezza delle decorazioni: le volte a crociera che riprendono i colori del cielo invitano a salire una scalinata in pietra di Vigliano ancora originale. Ad accogliere i visitatori al piano nobile un prezioso stemma di famiglia in bassorilievo sul portale antico che introduce alla serie di sale le cui volte sono completamente affrescate in stile barocco, con rappresentazioni classiche. In una delle sale la decorazione prosegue anche sulle pareti. A completare l'opera i pavimenti in cotto e gli infissi di legno: in parte originali e in parte integrati, in un connubio equilibrato ed elegante. «Il nostro sforzo è stato quello di rendere compatibile l'impostazione settecentesca con il restauro e il consolidamento moderno» spiega D'Alò. «Un'operazione non facile: abbiamo deciso, per esempio, di consolidare la struttura attraverso catene che risultino all'occhio del visitatore meno impattanti possibile». I tiranti in metallo, infatti, consistono in "piattine"tangenti e in aderenza agli antichi muri, di cui hanno anche lo stesso colore, in modo da conservare, non intaccare e non indebolire le antiche strutture murarie. «Abbiamo effettuato uno studio attento delle volte, i cui estradossi possiamo ancora ammirare» continua l'architetto, «in modo da creare un dialogo perfetto tra i nuovi e i vecchi presidi antisismici» di sale. Per esigenze abitative alcuni ambienti sono anche stati tramezzati, con l'accortezza, tuttavia, di lasciare a vista le intere volte decorate, attraverso l'utilizzo di tramezzi che si fermano molto prima di raggiungere il soffitto e ancor prima della quota delle imposte delle volte. «Il lavoro è durato diversi mesi» conclude D'Alò. «Abbiamo chiesto ai progettisti, all'impresa e ai restauratori di prestare la massima attenzione anche ai dettagli, a partire dai colori esterni, cambiati almeno in tre occasioni. Il risultato, oggi, però, ci soddisfa». Il palazzo, di proprietà privata, sarà aperto al pubblico, su appuntamento, grazie ad una convenzione con lo Stato per mezzo della stessa Soprintendenza. «Anche il contributo e l'impegno dell'amministrazione comunale sono stati determinanti per la riuscita dei lavori» conclude D'Alò. «Si è resa sempre disponibile e dimostrata fattiva ogni qualvolta gli eventi lo hanno richiesto». Michela Corridore