Affascinante e faticoso il lavoro di restauro, effettuato dalla progettista Micol Rispoli con il team di "Iprogetti" e la collaborazione del geologo rocciatore Umberto Del Vecchio: il complesso era infatti stato abbandonato al degrado, nell'ultimo decennio, con gli interni pesantemente compromessi da umidità e infilitrazioni e le strutture murarie, interamente in tufo verde, gravemente deteriorate. Con la danza tradizionale della 'ndrezzata, e sotto la regìa dell'associazione "Terra", Ischia ha così riabbracciato un patrimonio paesaggistico e culturale: qui, infatti, la nobildonna Beatrice Quadra stabilì un ritiro spirituale per le monache. Ma l'idea non ebbe particolare fortuna, a causa delle condizioni meteorologiche e della difficoltà nel raggiungere il luogo, in particolar modo d'inverno. Ma l'eremo, tra i più importanti esempi di architettura rupestre, ospitò anche famosi anacoreti, dal frate Giorgio Bavaro a Giuseppe D'Argouth e si rivelò un prezioso rifugio contro le invasioni saracene, che a lungo imperversarono in parte dell'isola d'Ischia. "Siamo certamente orgogliosi spiega il sindaco del piccolo comune di Serrara Fontana, Rosario Caruso per aver completato, oggi, questo lungo percorso, abbastanza tortuoso, che ha portato alla riapertura dell'eremo, che è un punto di riferimento della storia di Ischia. La sua riapertura, resa possibile grazie al finanziamento della Regione Campania, è però solo il primo passo: da lunedì, saremo al lavoro per migliorarne l'accessibilità e l'approvvigionamento, risolvere alcune questioni con i vecchi gestori del complesso e studiarne la nuova destinazione d'uso. Abbiamo diverse manifestazioni d'interesse, ma non ci dispiacerebbe chiosa Caruso istituirvi un Osservatorio sulle politiche agricole del Mezzogiorno".