Viaggio nelle collezioni d'arte. «Le gallerie sono ricche ma la città non le valorizza» Una volta esistevano le cose, le cose fatte dalla mano dell'uomo. Oggi il totalitarismo del nulla (l'obbligo di stare nei social network col telefonino in mano) le sta cancellando dallo sguardo... È venerdì 17, il giorno più caldo dell'anno dicono i meteorologi. Ma c'è l'Expo che dovrebbe portare 12-15-20 milioni di stranieri, ci sono i turisti, forse i danée I musei, poi, hanno l'aria condizionata: ci fa quasi freddo. Non c'è indicazione stradale per raggiungere il Mudec, il museo delle culture di via Tortona, ultimo nato dopo una dozzina d'anni di gestazione (più degli elefanti), aperto per l'Expo tra le polemiche sulle piastrelle: l'architetto Chipperfield ha disconosciuto l'opera a causa di quelle messe in opera dal Comune. Non gli si può dar torto: sono già scheggiate! Alle 9.31 sono lì, da solo. Ingresso 12 euro, famiglia dieci più cinque per i bimbi. Ma è compresa l'audioguida (si dimenticano di darmi le cuffie). Conto cinque vigili del fuoco, tre receptionist, un paio di guardie, diversi dipendenti all'ingresso delle sale, la donna delle pulizie, una commessa al bookshop, tre al bar, qualcuno al ristorante del terzo piano, alcuni allestitori della ditta Cofely e delle ragazze in cortile che preparano un «evento» serale. Funziona tutto. Non si devono scattare foto alle opere, ed essendo i custodi in una superiorità soverchiante, dieci a uno, non è facile sfuggire. Ma loro non sanno che adoro gli oggetti orientalisti e che quindi posso stare ore a guardare i libri di Owen Jones, i preziosissimi Le Monuments du kaire di Emile Prisse d'Avennes, gli oggetti della bottega Parvis Mondi a Milano , una delle due esposizioni del Mudec, è meravigliosa: riscopri l'esposizione del 1874, del 1881, la mostra egiziana del 1891, Buffalo Bill all'Arena, la ricostruzione del villaggio eritreo, gli animali in vetro di Murano (ne scrisse Gio Ponti su «Domus»), le Case coloniali... Al Mudec non c'è posto dove sedersi e al primo piano, quello delle mostre, non ci sono i bagni (sotto o sopra). In bagno siamo io e la donna delle pulizie, niente a che vedere con la ressa degli autogrill. Tutto è deserto: spazio per i bambini, bookshop, sala conferenze ma alle 10.20 arrivano tre ragazzi, poi sei persone e una famiglia di tre: 25 euro. Quel padre è un eroe, bisognerebbe dare a lui i 25 euro! Mi sento rinfrancato. Alle 11.45 sono in Triennale per Arts Foods : c'è un po' di gente, ma poca se si considera che qui entrano gratis tutti quelli che hanno un biglietto per Expo (non sono 12-15-20 milioni?). Una sola seduta da Cova. Anche qui ottima sorveglianza, bagni a posto (è divelto l'appendino per la giacca), pulitori in azione, nessuno in coda alla nuova biglietteria esterna. Alle 12 e 20 sono alle Gallerie d'Italia di piazza Scala. Qui, in centro, ci sarà ressa, penso! Prezzo dieci euro, riduzione otto, receptionist perfetta: mi dà l'audioguida e mi invita a chiedere informazioni ai colleghi in sala «perché sono tutti storici dell'arte». L'esposizione temporanea è Arte e artisti al fronte (a cura di Fernando Mazzocca e Francesco Leone). Ci sono il grande Galileo Chini che passò sette anni in Siam, Angelo Morbelli, al centro le grandi tele a olio ed encausto di Aristide Sartorio da Il poema della vita umana a me piace, perché amo «la letteratura démodé» (Rimbaud); di certo piace solo a me perché non vedo in giro nessuno! Nell'area della collezione del '900, però, ci sono una quindicina di persone. Le sedute sono tutte libere, mentre i giapponesi si soffermano sui Futuristi, Fontana, Burri Non c'è nessuno nell'area free wifi (buona notizia). I vigili del fuoco stanno seduti al bar interno (non attivo) a parlottare. Passiamo all'area '800, con i bassorilievi Rezzonico del Canova, Hayez e il melodramma: non c'è nessuno. Salgo al primo piano e riparto da Induno: ci sono i 15 metri quadrati del suo La battaglia della Cernaja del 1857: nessuno. Verso l'una e un quarto si palesano due visitatori. Uscendo incrocio una coppia di tedeschi: turisti, ma non per Expo. Alle tre del pomeriggio osservo molte aspiranti Anita Ekberg fare il bagno nella fontana davanti al Castello Sforzesco. Chissà dentro! Beh, alla biglietteria del museo ci sono due persone: Alleluja . Prezzo cinque euro, ridotto tre. Nessuno offre audioguide: ogni sala ha un suo foglio di spiegazione in italiano, inglese e giapponese. Qui c'è aria da vecchio museo, con gente sudata. C'è un restauratore che sistema il modello in gesso della chiesa di Santa Maria dell'Aurona. Ancora in restauro la Sala delle asse di Leonardo, che viene ben spiegata da un video: ci sono 16 persone ad ascoltare. La cappella Ducale viene vissuta come spazio di passaggio, mentre il Portale del Banco Mediceo è l'ideale per scattarci foto. Tragedia nella sala degli Scarlioni (ore 15.40): i custodi parlano della pensione (un classico) mentre una famiglia di francesi entra spingendo carrozzina e carrozzella. Ma ci sono i gradini e il capofamiglia deve prenderle e sollevarle. Nella nicchia al posto della Pietà Rondanini ora c'è un filmato sullo spostamento della Pietà Rondanini: è diventata una saletta cinema, con due giapponesini che dormono. Chiedo, perfidamente, il bagno: il più vicino è nel cortile della Rocchetta. Io, invece, prendo la strada verso il cortile ducale: c'è un corrimano ballerino. Il nonno in carrozzella non sale al piano superiore, ma quando ci arrivo mi accorgo che c'è un ascensore. «Scusi, funziona?». «Sì, ma bisognava farsi accompagnare dalla sala 15». In sala c'è una visitatrice al telefonino, parla della mozzarella di bufala davanti alle storie della novella di Griselda del Boccaccio. Del resto qui, nella pinacoteca, lo Zenale, Marco d'Oggiono passano nella completa distrazione; la pittura offerta in dosi da cavallo è letale. E i Canaletto? La custode dei Canaletto è al telefono (ore 16.15).
Milano. I turisti invisibili nei musei scintillanti
Il testo descrive un viaggio nelle gallerie d'arte a Milano durante l'Expo. Il narratore visita il Mudec, il museo delle culture, e le Gallerie d'Italia di piazza Scala. A Mudec, il narratore osserva le opere d'arte, comprese le collezioni orientali e egiziane, e nota la mancanza di spazio per sedersi e i bagni. A Triennale per Arts Foods, il narratore trova una piccola folla, ma non trova spazio per sedersi. A Gallerie d'Italia, il narratore visita l'esposizione "Arte e artisti al fronte" e nota la presenza di poche persone, mentre i giapponesi si soffermano sui Futuristi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo