Con la chiusura dello storico palazzo nel 2012, questo luogo ha perso vitalità. I negozi ne hanno risentito: alcuni hanno ridotto il fatturato, altri hanno chiuso PISA. Dal 29 maggio 2012 quando si dice piazza Dante non si può che parlare di buco nero, ferita nel cuore della città e tutte le immagini più dolorose di cui è capace il lessico. Quel giorno infatti è stata chiusa la Sapienza, edificio quattrocentesco che era sede della facoltà di Giurisprudenza e della ricchissima Biblioteca universitaria; e dall'oggi al domani sparirono dalla piazza, dal quartiere e dai sorrisi dei cittadini, tra le cinque e le diecimila persone, tante quante ogni giorno frequentavano quel palazzo, ora chiuso per criticità strutturali. La stampa di piazza Dante è in regalo il 20 luglio con "Il Tirreno", uscita numero 22 della collana "Pisa di notte": ogni scheda ha una foto scattata da Fabio Muzzi; sul retro c'è un commento di Marco Barabotti. Alla città, invece, tra meno di un anno (se va tutto bene) sarà di nuovo regalato l'accesso all'immobile, per il quale a breve partiranno i lavori. La Sapienza. A esser precisi la Sapienza è "accatastata" in via Curtatone e Montanara, una delle tante vie che si affacciano su piazza Dante Alighieri; e il proprietario è l'Università di Pisa. Il lato nord del palazzo domina piazza Dante; e uno degli ingressi della Bup, Biblioteca universitaria, è proprio in quello slargo. L'edificio già non godeva di ottima salute: parte del porticato era sorretto da impalcature, così come altri punti. Il sisma che nel 2012 colpì l'Emilia si sentì anche in città e diede il colpo di grazia al palazzo, che un sopralluogo dei vigili del fuoco giudicò a rischio crollo. Il 29 maggio il sindaco firmò l'ordinanza di chiusura. Dopo lunghe perizie, ricerca di fondi e qualche polemica, a inizio luglio di quest'anno sono scaduti i termini per presentare un'offerta per partecipare al bando europeo emanato per i lavori di consolidamento: sono sei le cordate che si sono presentate e, una volta affidato l'appalto, il vincitore avrà 308 giorni di tempo per terminare. La Banca. Accanto alla Sapienza, c'è una sede monumentale (inaugurata nel 1919) della ex Cassa di Risparmio di Pisa, oggi assorbita nel gruppo Banco Popolare. Proprio quell'istituto nel 1992 ha finanziato un libro: "Piazza Dante, uno spaccato della storia pisana", da cui si ricavano due dettagli poco noti: innanzitutto che gli scavi archeologici iniziati ad agosto del 1991 hanno rivelato «impensati squarci» aperti nel quadro delle relazioni commerciali fra XI e XII secolo (soprattutto Sicilia e Tunisia, Spagna e Marocco, poi mediterraneo orientale) e portato al chiarimento di quella «dimensione etrusca» della Toscana settentrionale (legata al fiume Arno). Secondo elemento: nel loggiato della chiesa di Sant'Isidoro vi si discutevano cause ed emanavano sentenze, essendo allora assenti edifici specifici. L'edificio di culto risale al 1030 e la sua vocazione atipica era dovuta alla vicinanza con piazza Cavalieri, che per parecchio tempo a cavallo del XII secolo è stata centro politico di Pisa. Il declino. Piazza Dante e il quartiere dintorno (pressappoco l'odierno Santa Maria) era stato uno dei più fiorenti nei secoli centrali del basso Medioevo. Nel Quattrocento, però, risultano registrate solo 11 famiglie e 56 persone: sembra che la causa fosse l'occupazione fiorentina. Nel 1597, quando l'arcivescovo Dal Pozzo venne in visita pastorale, osservò che «un certo hoste» aveva un malcostume: «Ci tiene dentro fieno et strame» e quest'abitudine determinava un grosso «pericolo dell'incendio». Ma a scandalizzare l'alto prelato c'è un altro dettaglio: nelle case contigue «ci habita donne poco honeste». Oggi. L'attuale aspetto della piazza è stato creato intorno al 1920 con la realizzazione di spazi verdi adornati dalla posa delle grandi palme, arredi marmorei e una fontana nell'area ombreggiata da grandi alberi. Fino agli anni Novanta le auto ebbero libero accesso alla piazza: transitavano e vi parcheggiavano. Dopo la fine degli scavi archeologici la zona fu pedonalizzata e, certificato l'interesse archeologico dell'area, fu bloccato il progetto per realizzare un parcheggio sotterraneo. Futuro. I tanti esercizi commerciali della zona hanno accusato il colpo: chi ha chiuso, chi cerca di resistere. La vita universitaria manteneva un sistema economico e culturale sparito; ed è paradossale che qui, dove forse sarebbe benvenuta, nemmeno la movida attecchisca. L'Ateneo punta a riaprire per la prossima estate: i commercianti e i pisani incrociano le dita.