«Quella piscina deve essere demolita». Dopo la scoperta della piscina di 10 metri per 4 costruita su terreno comunale tra la chiesa di San Zeno e le mura medievali, Palazzo Gambacorti passa alle vie di fatto. Il primo atto è stata la denuncia alla Procura della Repubblica «per illecito edilizio», ha annunciato il Comune in una nota. Il prossimo passaggio, domani, sarà la pubblicazione dell'ordinanza di demolizione. Ieri, uffici chiusi nelle pubbliche amministrazioni. Ma il caso ha richiesto un supplemento di contatti telefonici tra il Comune e la Sovrintendenza. L'ordinanza di demolizione è concordata. Tecnicamente, l'amministrazione comunale dichiara di avere «già avviato l'iter che comprende tutte le azioni necessarie per il ripristino del terreno nelle sue condizioni precedenti l'abuso». La responsabile della posa della piscina «in area vincolata, senza nessun permesso e per di più su terreno di proprietà comunale» è stata denunciata alla Procura della Repubblica «per illecito edilizio, con aggiunta denuncia alla Soprintendenza dato il vincolo culturale e paesaggistico dell'area», specifica il Comune. La donna, proprietaria del terreno confinante con la chiesa, poteva accedere alla piscina grazie ad un passaggio esclusivo. Ricordiamo la difesa della figlia della signora accusata dell'abuso edilizio: «Il Comune si sbaglia, metteremo insieme le carte». Questo non ferma l'amministrazione che, secondo le ultime indiscrezioni, sta cercando di risalire anche a ditte e professionisti che potrebbero avere in qualche modo permesso l'installazione dello specchio d'acqua in quel terreno proprio a fianco della chiesa di San Zeno. Da quando sono cominciati gli interventi Piuss per il ripristino del camminamento sulla sommità delle mura, i sopralluoghi dei tecnici sono stati numerosi. A quanto sembra, però, la presenza della piscina non è stata scoperta subito. Tra l'altro, salendo in Piazza dei Miracoli e percorrendo il camminamento, la zona della chiesa di San Zeno si raggiunge rapidamente. La vicenda comunque, secondo quanto ricostruisce il Comune, viene alla luce solo a giugno. E mentre cominciano gli accertamenti negli archivi e negli uffici che rilasciano permessi, nei giorni successivi alla scoperta un'ulteriore verifica viene fatta dagli uffici del controllo edilizio insieme alla polizia municipale. Il comunicato ufficiale non è l'ultimo atto, ora l'ordinanza di demolizione.