VERONA. L'Arsenale è il pezzo pregiato del patrimonio del Comune. Spunta l'idea di conferirlo in un fondo immobiliare per valorizzarlo. Dietro potrebbe esserci la finanziaria Finint di Enrico Marchi, che ha avuto contatti con il Comune. Ma non è l'unica manifestazione di interesse arrivata a Palazzo Barbieri. Intanto Rizzani De Eccher e Contec vanno avanti con il project financing. Da sciogliere il nodo sugli anni di concessione. VERONA. L'ex Arsenale, con i suoi volumi e i suoi spazi enormi a due passi dal centro storico, è il vero pezzo pregiato del patrimonio immobiliare del Comune di Verona. Al momento, l'unica idea progettuale in campo è quella presentata nel 2012 dalla Rizzani De Eccher e Contec: un project financing per una valorizzazione anche commerciale del complesso asburgico, che ora dovrà essere modificato per venire incontro alle ultime richieste del Comune. I contatti, ultimamente, si sono rarefatti e a Palazzo Barbieri hanno avuto l'impressione che la cordata privata si stesse sfilando. La realtà, probabilmente, è più complessa. Vero è che Rizzani de Eccher, colosso friulano delle costruzioni, sta gradualmente abbandonando il mercato italiano per concentrarsi sulle commesse all'estero. Ma, allo stesso tempo, l'Arsenale non è stato abbandonato, tanto che è in corso il tentativo di imbarcare un'importante azienda veneta delle costruzioni come partner nel progetto. Il punto è che le modifiche imposte (in particolare una sensibile riduzione dei 99 anni di concessione richiesti) sono sostanziali e impongono una profonda revisione del piano economico finanziario. E per far quadrare i conti, ci vuole tempo. Nel frattempo, il Comune valuta altre ipotesi, forte dell'interessamento di importanti soggetti finanziari e industriali. Uno dei contatti avviati, per ora in una fase molto preliminare, sarebbe con la finanziaria Finint, presieduta da Enrico Marchi. L'imprenditore veneziano è ormai di casa a Verona da quando, l'anno scorso, la sua Save è entrata con il 35 per cento nella società di gestione dell'aeroporto Catullo. Una delle idee allo studio sarebbe quella di costituire un fondo immobiliare, magari con la partecipazione della finanziaria del ministero dell'Economia Invimit (che potrebbe investire anche a fondo perduto), che ha nella sua mission anche «iniziative di rigenerazione tecnico-edilizia (come riqualificazione energetica e ottimizzazione degli utilizzi) di immobili pubblici». Il Comune potrebbe partecipare conferendo la proprietà di alcuni suoi immobili. Come detto, l'Arsenale sarebbe il pezzo pregiato, ma potrebbe non essere l'unico. Candidati a entrare nell'ipotetico fondo ci potrebbero essere, innanzitutto, immobili che da tempo il Comune tenta di vendere senza successo, come l'ex convento di San Domenico (sede della polizia municipale) o Palazzo Pompei (sede del museo di storia naturale). Non sarebbe, questa, l'unica idea su cui si ragiona in Comune. Si è parlato anche della proposta di un «misterioso imprenditore». Di certo l'Arsenale piace anche a catene della grande distribuzione organizzata anche se, più volte, è stato ribadito che lì non sorgerà un supermercato. Il dossier è in ogni caso sul tavolo del sindaco Flavio Tosi, che dopo l'ultimo rimpasto ha tenuto per sé le deleghe. Il Pd parla di «improvvisazione», perché - attacca il capogruppo Michele Bertucco - «dopo tanti annunci, anche l'intervento dell'Arsenale è ancora ai box di partenza, mentre il Comune tiene in banca i milioni che potrebbero essere impiegati per arrestarne il declino». Il riferimento è ai 12 milioni ricavati dalla vendita di Palazzo del Capitanio e messi a disposizione per la riqualificazione dell'Arsenale.
Verona. Un fondo immobiliare per valorizzare l'Arsenale
Il Comune di Verona valuta diverse ipotesi per valorizzare l'Arsenale, un patrimonio immobiliare pregiato. La Rizzani De Eccher e Contec ha presentato un progetto di project financing per una valorizzazione commerciale del complesso asburgico, ma i contatti sono rarefatti. Altre ipotesi in corso sono la costituzione di un fondo immobiliare con la partecipazione della finanziaria Finint e l'idea di utilizzare i fondi per la riqualificazione energetica e tecnica degli immobili pubblici. Il Comune valuta anche la possibilità di vendere altri immobili pubblici, come l'ex convento di San Domenico e Palazzo Pompei. Il dossier è in corso di discussione al sindaco Flavio Tosi.
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