L'andamento delle iniziative culturali oggi somiglia molto più al funzionamento di un gruppo jazz che a quello di un'orchestra sinfonica con direttore carismatico. Il che, fuor di metafora, vuol dire che si tratta più di un network a nebulosa che di una piramide hobbesiana culminante nel Leviatano. Ecco perché un assessore regionale alla Cultura non serve a nulla. Mandrake è il personaggio che servirebbe a gestire la cultura nella nostra regione. Più o meno, questo è l'identikit che si evince dalla campagna del Corriere del Mezzogiorno sull'assessorato alla Cultura della Regione Campania. Con notevole impegno, infatti, questo giornale ha accumulato in pochi giorni interviste a importanti personaggi della cultura quali Mimmo Jodice, Lia Rumma, Nicola Spinosa e articoli di autorevoli giornalisti come Antonio Polito e Paolo Conti. Nel complesso, questi interventi sostengono una tesi che ha almeno il dono della chiarezza: la Campania soffre, la vita è addirittura insostenibile nella nostra Regione, se manca un potente assessore alla Cultura. Da questa mancanza, Mimmo Jodice, per esempio, si sente offeso «come intellettuale e artista», cosa che ovviamente ci dispiace assai. Lia Rumma condivide questa opinione senza esitazioni, ma aggiunge anche che il suo amico Nicola Spinosa sarebbe molto bravo a fare l'assessore (se mai ci fosse). Spinosa stesso, pur occupatissimo a sorseggiare artisticamente vino in quel di Verona, non ha dubbi in proposito e attribuisce la desolazione di alcuni luoghi museali e storici alla mancanza di un assessore regionale alla Cultura. La mia opinione è che questa tesi così autorevolmente sostenuta sia falsa. Per ragioni teoriche e pratiche assieme. Come i lettori avranno capito, la tesi in questione sostiene che la situazione culturale della Campania è disastrosa per la mancanza di un assessore regionale alla Cultura. È difficile, però, non obiettare qualcosa del genere: «Signori miei, la situazione culturale campana di oggi non viene dal nulla ma è il frutto di una serie continua di interventi da parte di assessori regionali alla cultura!». E questo dovrebbe una volta e per tutto sgombrare il campo da una visione taumaturgica legata a questa carica. Se poi si aggiunge che la giunta De Luca dura da un paio di settimane, la vicenda assume tinte comiche: si sarebbe dovuto fare in un paio di giorni quello che non si è fatto da quando io portavo i calzoni corti Credo che ci sia, oltre alla manifesta assurdità, anche un errore di prospettiva teorica nella tesi assessorocentrica (sic!) sostenuta da questo giornale. L'andamento delle iniziative culturali oggi somiglia molto più al funzionamento di un gruppo jazz che a quello di un'orchestra sinfonica con direttore carismatico. Il che, fuor di metafora, vuol dire che si tratta più di un network a nebulosa che di una piramide hobbesiana culminante nel Leviatano assessore. Ma questi sono argomenti complicati, per cui è più opportuno tornare su qualcosa che si potrebbe fare per migliorare la situazione culturale in Campania, rebus sic stantibus come si diceva una volta. Finora, da quando ho avuto un mandato pieno da parte del presidente De Luca (che, non dimentichiamolo, ne ha avuto uno più robusto dagli elettori), ho avuto quattro, cinque giorni per capire qualcosa sullo stato dell'arte, le emergenze concrete, la questioni strutturali economiche e culturali, che riguardano gli asset della cultura in Campania. I primi passi li ho mossi a Roma, presso i ministeri competenti. Lo scopo era innanzitutto quello di chiarire quali fossero le emergenze più rilevanti nell'ambito dei beni culturali in Campania; e in secondo luogo quello di fare una disamina preventiva del regime di finanziamento applicabile nel settore. Il secondo incontro è stato quello con alcuni rappresentanti degli uffici presso la Regione. In questo caso, era importante comprendere il rapporto tra mission dell'Ente, fondi erogati e iniziative intraprese. Si tratta, come è ovvio, di una questione complessa, dato che l'intervento strutturale poggia su fondi diversi, europei, statali e regionali, e alla luce del fatto che le competenze sono diversificate (per esempio il personale dei Musei nonostante il dottor Spinosa sembri dire il contrario nella sua intervista prima citata è competenza ministeriale e non regionale). Alla luce di tutto ciò credo che, con animo pacato, si possano sostenere due verità se non contraddittorie in tensione reciproca. In primo luogo, le spese rilevanti deliberate dalle giunte precedenti sono nell'insieme ragionevoli. L'ordine di priorità, intendo, è intuitivo, e troviamo ai primi posti San Carlo, Giffoni, Teatro Festival Italia e così via. In secondo luogo, però, il coordinamento e la ricaduta pubblica di queste attività lasciano molto a desiderare. Voglio dire che, fatto salvo il valore intrinseco di un'attività culturale, poco è stato fatto per valutarne le ricadute in termini di audience, discussione pubblica ed effetti sul turismo. Da quest'ultimo punto di vista, il coordinamento è fondamentale: riuscire a programmare con congruo anticipo alcune di queste attività e far loro seguire un percorso che favorisca visite tra loro collegate è una priorità decisiva. In sostanza, programmazione e indici di utilità (non solo quantitativi) sono strumenti indispensabili. A fianco di questa pratica istruttoria, ho cominciato come credo farebbe chiunque al mio posto a prendere contatto con intellettuali e esperti della regione. La presunzione di onniscienza è pericolosa e la cultura di oggi è polimorfa e specialistica. Tutto ciò viene perseguito nella consapevolezza che ci sono urgenze specifiche di cui tenere conto, urgenze che riguardano la cultura accademica, il mondo dello spettacolo, la valorizzazione di siti, musei e biblioteche, alcuni percorsi storici e l'assoluta necessità di riposizionare la comunicazione che riguarda queste pratiche sociali. Mi rendo conto di avere fatto scendere il livello del dibattito, mettendo da parte l'eroica visione dell'assessore taumaturgo di cui si è parlato in questi ultimi tempi. Ho in effetti preferito sgombrare il campo dalla visione poetica (pur così necessaria), smontare l'aura, decostruire il mistero della cultura per esprimermi nella prosa di tutti i giorni. Questa scelta non è frutto di mancanza di idealismo. Al contrario, è semplicemente conseguenza della constatazione che occorre duro quotidiano lavoro anche per fare piccoli progressi. Spero di riuscirci con l'aiuto di tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra Regione in un settore così importante come la cultura, a cominciare, spero, da un'informazione libera da pregiudizi.
Campania. Cultura, perché l'assessore non serve
L'assessorato alla Cultura della Regione Campania è considerato inutile a causa della mancanza di un potente assessore. Il Corriere del Mezzogiorno ha condotto interviste a personaggi della cultura e ha pubblicato articoli di giornalisti, sostenendo questa tesi. Tuttavia, l'autore sostiene che questa tesi è falsa. Secondo lui, la situazione culturale della Campania non è disastrosa a causa della mancanza di un assessore, ma piuttosto a causa di interventi da parte di assessori regionali alla cultura nel passato. L'autore ha iniziato a lavorare sulla cultura campana, iniziando a Roma presso i ministeri competenti e poi incontrando rappresentanti della Regione.
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