SALERNO «Ghe pens mi». Il motto usato dal Berlusconi dei tempi d'oro sembra essere stato mutuato e messo in pratica anche dal neo governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nell'assegnazione delle deleghe ai suoi otto assessori. A parte Fulvio Bonavitacola nominato vice con deleghe su Urbanistica ed Ambiente il resto della giunta ristretta messa su in tempi record dall'ex sindaco di Salerno sembra più un atto obbligato che non una vera e propria distribuzione dell'imponente mole di lavoro che il centrosinistra dovrà affrontare nei prossimi cinque anni per cercare di risollevare la regione da un pantano che ha zavorrato i settori più disparati dalla sanità all'agricoltura, ai trasporti, passando per la cultura e i beni archeologici che, nonostante possano risultare noiose come la visione del Colosseo, rappresentano il vero oro di un territorio martoriato dai roghi della Terra dei Fuochi, da un sistema di trasporto pubblico collassato negli ultimi cinque anni e da una sanità che non riesce a garantire i servizi essenziali ai cittadini. Tre fronti che richiedono un impegno full-time da parte di una o più persone ma che per De Luca possono essere tranquillamente gestite da un uomo solo. Lui. «L'agricoltura è una mia passione giovanile», aveva detto presentando la giunta regionale. Omettendo, evidentemente, di dire che anche la medicina, i trasporti e la cultura sono state sue aspirazioni di gioventù poi finite in secondo piano per lasciare spazio alla politica. Ironia a parte, la mossa dell'ex sindaco di Salerno di avocare a sé tutta una serie di deleghe "pesanti" ha fatto subito storcere il naso a chi, in quei settori, ci lavora ogni giorno. Gli ultimi ad andarci giù duro sono stati i medici della Cimo, la confederazione italiana medici ospedalieri, partiti immediatamente all'attacco con il segretario regionale, Antonio De Falco, che in una lunga nota ha presentato il "conto" dei problemi di cui è afflitta la sanità campana e napoletana in particolare. Una risposta, su questo fronte, è arrivata l'altro giorno con la nomina di un consigliere a titolo gratuito il cardiochirurgo salernitano Enrico Coscioni, ex consigliere regionale e primo dei non eletti in Campania Libera , la promessa di sbloccare l'assunzione di circa 800 precari e l'impegno ad apportare subito una modifica al bilancio per reperire 15 milioni di euro per rifinanziare il fondo per le disabilità e dare così ossigeno ai Comuni. Una battaglia, quest'ultima, che De Luca aveva condotto nei panni di primo cittadino di Salerno e che, appena entrato in Regione, ha portato a compimento, in barba alle critiche del suo predecessore Stefano Caldoro, che ha bollato l'iniziativa come «ridicola». Prime dei medici era stata la volta degli agricoltori, o almeno di una parte di loro. Il presidente della Regione nei giorni scorsi aveva infatti incontrato una delegazione di Coldiretti Campania per cominciare ad affrontare una serie di questioni importanti per l'intero comparto. Ma ha tenuto fuori la Cia, la Confederazione degli agricoltori (l'associazione professionale agricola le cui origini risalgono all'Alleanza Contadini in cui militò da giovane Vincenzo De Luca) che non si è lasciata scappare l'occasione per dare l'assalto. «De Luca ha tuonato il dirett ore generale della Cia Campania, Mario Grasso sta commettendo lo stesso errore di chi lo ha preceduto». E infatti, durante la legislatura di centrodestra l'assenza di un assessorato all'Agricoltura è pesata non poco, salvo poi rimediare durante l'ultimo anno di giunta con Daniela Nugnes, la cui nomina era stata fatta da Caldoro per placare le polemiche scaturite dall'assenza di donne in giunta. Dopo l'agricoltura è stata la volta dei trasporti, altro settore sul quale De Luca, sempre da sindaco, ha bacchettato più volte l'ex assessore regionale, Sergio Vetrella soprattutto sulla vicenda che riguardava la metropolitana di Salerno. Per Lina Lucci, segretaria regionale della Cisl, che ha espresso tutta la sua perplessità, «la scelta del governatore campano di concentrare nelle sue mani queste deleghe così importanti rientra «in una strategia precisa: sul piano politico si assume la responsabilità del buon andamento generale». Ma il bubbone vero è scoppiato sulla cultura. Qui, come per la sanità, De Luca ha scelto di nominare soltanto un consigliere, il filosofo Bruno Maffettone il quale si è subito messo al lavoro. Ma la buona volontà non è servita a placare le polemiche. Per il fotografo napoletano Mimmo Jodice «la scelta di non nominare l'assessore regionale alla Cultura è una follia assoluta». Più morbida ma non meno tagliante la gallerista partenopea Lia Rumma. «Io ha sostenuto - penso che nel campo della cultura la necessità di un assessore "addetto ai lavori" sia ben maggiore che in altri settori». Ed ha lanciato la candidatura dello studioso Nicola Spinosa, già soprintendente del Polo Museale napoletano. «Un uomo di grande spessore culturale, profondo conoscitore del tessuto e della realtà culturale della Campania». L'ex Soprintendente, che organizza mostre ed eventi d'arte in Italia e in Europa, saprebbe da subito dove mettere le mani e su cosa puntare.