Udienza infuocata per il Crescent, con gli avvocati Palazzo di Città Brancaccio e Ricciardi, che hanno messo sotto torchio la presidente di Italia Nostra Raffaella Di Leo, cercando di smontare la tesi degli ambientalisti, secondo cui la mezzaluna di Bofill sarebbe altamente impattante. Tant'è che le è stata perfino mostrata una foto del Palazzo Reale di Napoli. Le due strutture, stando ai legali del Comune, avrebbero infatti la stessa altezza e dunque dovrebbero avere il medesimo impatto sul territorio circostante. Senza considerare il fatto che, hanno più volte sottolineato, il Crescent è alto quanto il palazzo del municipio di Salerno. E siccome nel corso dell'interrogatorio tenuto dinanzi al pm Rocco Alfano, Di Leo aveva ribadito che Italia Nostra era intervenuta in ragione della maestosità dell'opera che modificava in peggio una delle aree paesaggistiche più belle della città, Brancaccio e Ricciardi hanno tentato più volte di sottolinearne le contraddizioni. Quella di ieri è stata un'udienza a tratti accesa nelle fasi del controesame: in più di un'occasione il presidente Vincenzo Siani della Seconda sezione penale, è dovuto intervenire. Gli avvocati dei ventuno imputati, tra i quali Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e attuale governatore della Campania, hanno cercato di inchiodare la presidente di Italia Nostra con argomentazioni di carattere tecnico e giuridico, facendo riferimento ad alcune risposte date alle domande della pubblica accusa. Alla Di Leo gli avvocati hanno chiesto il significato dell'istituto del "silenzio assenso", allacciandosi alle dichiarazioni in merito al parere espresso dalla Soprintendenza e a lungo contestato negli esposti inviati negli anni in Procura. Nonostante le domande fossero incalzanti,Lella Di Leo non ha mai perso la calma. «Ho firmato degli esposti a nome dell'associazione sulla scorta di pareri tecnici ha dichiarato a fine udienza Tutto quello che abbiamo rappresentato alla Procura è documentato. Ho tutto il diritto di ricordare male. Non sono certo io l'imputato». Gli avvocati, infatti, hanno citato con precisione, date e momenti storici della fase progettuale e di costruzione dell'emiciclo di Bofill, chiedendo a Di Leo di ricordare circostanze sulle quali, dopo anni, ci si può confondere. Un forte battibecco c'è stato sul ruolo della teste, se dovesse rispondere su questioni di carattere tecnico. I legali hanno inoltre contestato alla presidente di Italia Nostra Salerno di «non aver mai presentato osservazioni sul Crescent all'atto dell'approvazione del Pua». Di Leo ha sottolineato che il Crescent è stato oggetto di diversi esposti in Procura da parte dell'associazione ambientalista che ha ripetutamente rilevato come l'edificio fosse «invasivo al punto da togliere la visuale della costiera amalfitana dal lungomare di Salerno». Nel controesame uno dei legali ha tenuto a precisare che neppure dal Giardino della Minerva si vede la Divina. Nel corso dell'interrogatorio è spuntato anche un comunicato stampa di Legambiente riferito ad un incontro sul Crescent, al quale avrebbe partecipato Italia Nostra, presenti i tecnici comunali. Lella Di Leo ha però precisato che «fu un incontro informale». A margine dell'udienza, il legale del Comitato No Crescent e di Italia Nostra, l'avvocato Oreste Agosto, ha voluto sottolineare che «la fondatezza delle denunce di Italia Nostra e del comitato è stata suffragata non solo dagli atti documentali del processo ma anche dal rigetto da parte del Tribunale della richiesta di dissequestro del cantiere del Crescent, avanzata nelle scorse settimane dai costruttori dell'opera». Sul rigetto dell'istanza è stato presentato un ricorso al tribunale del Riesame che sarà discusso a settembre. L'udienza è stata aggiornata al 15 settembre per il prosieguo del controesame.