Danni alle dimore storiche, protesta dei proprietari: troppi vincoli per intervenire Venezia. Vincoli, autorizzazioni, timbri: la ricostruzione delle ville venete devastate dal tornado diventa un'odissea per colpa della burocrazia. E i proprietari s'infuriano: «Non chiediamo soldi ma iter veloci e niente intralci. Molti di noi hanno la casa scoperchiata, se domani piove finiscono sott'acqua, e non possono rifare i tetti». La Regione promette una task force in sinergia con i Comuni e la sovrintendenza. Intanto il patriarca di Venezia Francesco Moraglia visita i luoghi colpiti e annuncia: «Scriverò a Renzi». Mira (Venezia). «Quando Zaia è venuto a trovarci tra le macerie ci ha promesso "burocrazia zero". E invece adesso...». Adesso, dopo il tornado che ha spazzato via le loro case, i proprietari delle ville venete della Riviera del Brenta (che non sono solo blasonati ereditieri e professionisti milionari come ci s'immagina ma anche panettieri e baristi e parrucchiere che avevano il negozio nelle barchesse, nelle vecchie stalle, nelle stanze che furono dei fattori) devono affrontare una nuova, inaspettata tromba d'aria: quella della burocrazia. Un ciclone di scartoffie, timbri, autorizzazioni «ex articolo 27», raccomandate alla sovrintendenza, all'ufficio tecnico del Comune, al settore Urbanistica della Regione, che per girovagare da una scrivania all'altra impiegano giorni, mentre chi le ha spedite è costretto a vivere en plein air e a dormire sotto le stelle. Anche se dal municipio gli è stata recapitata un'ordinanza di inagibilità, com'è capitato a Mario Migliorini di Villa Grimani. Anche se i pompieri cacciano gli amici accorsi a dare una mano perché «l'area è pericolosa», com'è accaduto alla famiglia Piva di Villa Fini. «Il codice dei beni culturali è chiaro - si agita Nicolò Sicurella, proprietario della Villa che porta il suo nome - senza il via libera della sovrintendenza io posso al massimo ripararmi la testa con un telo, stop. Se sgarro rischio una multa fino a 38 mila euro e perfino l'arresto da 6 mesi a un anno». Oltre, ovviamente, alla demolizione di quanto (ri)costruito senza il timbro giusto. Stefano Tosato, il fornaio che aveva la panetteria dietro Villa Bembo, non ci vede più: «E allora che vengano a prendermi! Farò i panettoni in galera, farò...». Tant'è, niente autorizzazione, niente progetto. Niente progetto, niente preventivo. Niente preventivo, niente risarcimento dell'assicurazione. Il risultato di questa situazione, kafkiana ma molto italiana, è che ad una settimana dalla catastrofe i proprietari delle venti ville elette dalla politica e dai social a «simbolo del disastro» non si azzardano neppure a tagliare un albero pericolante («Sei matto? Sono secolari, non si può») figuriamoci a ricostruire cucina, camera e salotto: «Le pietre costano 1 euro e 20 centesimi l'una - spiega Ennio Caggiano di Villa Bembo - i coppi 1 euro. Le travi devono essere antiche, i pavimenti pure. Secondo lei mi arrischio a fare i lavori? E se poi non vanno bene?». Intanto le pietre da 1 euro e 20 centesimi, accatastate con le altre macerie, vengono prese e buttate in discarica, se già non se le sono rubate gli sciacalli. La rabbia e la frustrazione, accentuate da qualche comprensibile allungo populista («Però se uno conosce il politico o l'architetto giusto la corsia preferenziale ce l'ha, vero?») si sono riversate ieri sulla testa di Cristiano Corazzari, assessore alla Cultura e all'Urbanistica da 15 giorni, approdato ieri a Mira con la presidente dell'Istituto Ville Venete Giuliana Fontanella (l'Irvv) «per ascoltare» e «dare un segnale di attenzione» e finito subissato di domande del tipo: «Per sapere di che colore dev'essere l'intonaco chi dobbiamo chiamare?»; «Qual è l'ufficio che si occupa del risparmio energetico, per le coperture?»; «I giardini sono pieni di eternit piovuto dal cielo, chi se lo viene a prendere?»; «Non abbiamo più luce, telefoni, computer: come possiamo spedirvi le foto via mail?». «Cosa dice la legge? Questo vogliamo sapere...». Immersi nell'afa e sventolanti fogli a 'mo di ventagli, i tecnici della Regione si sono guardati come fossero precipitati da Marte. «Andiamo via, sta roba qui non serve a niente» hanno sibilato in platea. Ma Corazzari li ha anticipati: «Facciamo una task force che metta insieme Regione, Comune, sovrintendenza, dia tutte le risposte che vi servono, metta a punto un protocollo chiaro e un iter veloce per avere le autorizzazioni». «In quanto tempo?». «Una settimana». «Dove?». «Qui nella sede dell'Irvv». La famiglia proprietaria di Villa Musatti, casa natia del padre della psicanalisi Cesare, chiede «operatività» e Caggiano di Villa Bembo fa loro eco: «Non vogliamo soldi ma velocità». Pure i soldi, comunque, non guasterebbero. Il conto, finora, recita: 10 milioni di euro per i corpi centrali delle ville e 7 milioni per quelli annessi. L'Irvv proverà a rimpinguare il suo fondo anti calamità da 500 mila euro, la Regione ha approvato ieri in commissione Bilancio il nuovo stanziamento da 3 milioni (la legge passa adesso in consiglio). Da Roma, per ora, nessuna notizia.
Ville venete: tornado burocrazia
I proprietari delle ville venete della Riviera del Brenta, devastate dal tornado, devono affrontare una nuova tromba d'aria: quella della burocrazia. I vincoli e le autorizzazioni richieste dalla sovrintendenza e dal Comune impediscono una ricostruzione veloce. I proprietari chiedono velocità e non soldi, ma l'iter burocratico è lungo e complesso. La Regione ha promesso una task force per aiutare i proprietari, ma non c'è ancora una data per la sua attivazione. I proprietari devono affrontare anche la demolizione di quanto (ri)costruito senza il timbro giusto, e rischio multe fino a 38 mila euro e arresto da 6 mesi a un anno.
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