«Penso che nel campo della cultura la necessità di un assessore addetto ai lavori sia ben maggiore che in altri settori». Così la gallerista Lia Rumma interviene nella polemica sull'assessore (fantasma) alla Cultura. E dice: «Perché non è stato coinvolta una personalità come Nicola Spinosa?». Napoli. L'arte contemporanea a Napoli per molti versi ha il volto di Lia Rumma. La gallerista, che si divide tra la sua spettacolare casa di Palazzo Donn'Anna e la sede di Milano, da decenni si muove con disinvoltura nel panorama internazionale. Ma non trascura mai Napoli, tanto che molti progetti dei suoi artisti sono site specific , nati proprio intorno a luoghi della città. Lia Rumma ha sempre partecipato al dibattito cittadino sulla cultura: fu tra le prime a chiedere a gran voce la creazione di un museo di arte contemporanea. Le abbiamo chiesto cosa pensa oggi della posizione di De Luca sulla cultura, di cui si discute in questi giorni sul «Corriere». Il neo governatore non ha nominato un assessore, ma ha tenuto per sé le deleghe del settore, indicando poi come consulente Sebastiano Maffettone. Mimmo Iodice e altri intellettuali si sono scandalizzati. Secondo lei c'è bisogno di un assessore alla cultura in Campania? «Gli assessorati sono previsti proprio per consentire la delega operativa di governo a personalità di particolari capacità. Io penso che nel campo della cultura la necessità di un assessore "addetto ai lavori" sia ben maggiore che in altri settori. Pertanto sono d'accordo con quanto affermano Nicola Spinosa e Mimmo Iodice. E mi chiedo come mai, per un incarico così delicato e complesso, non sia stata interpellata e coinvolta una personalità quale quella di Nicola Spinosa, uomo di grande spessore culturale, profondo conoscitore del tessuto e della realtà culturale della Campania, autorità riconosciuta a livello mondiale. Sarebbe sicuramente una fortuna se Spinosa prendesse in considerazione una proposta del genere: le sue competenze spaziano dall'arte antica all'arte moderna e contemporanea e pertanto gli consentono una visione globale della nostra complessità culturale». Quali priorità indicherebbe a chi si deve occupare di cultura in Campania? «Iniziative culturali utili a sviluppare idee e progetti. Recupero e utilizzo di risorse economiche necessarie alla ricerca, allo sviluppo del turismo, alla tutela dell'ambiente, al restauro dei monumenti, alla gestione dei musei e alla valorizzazione di tutto il patrimonio culturale della Campania. Tutelare l'investimento delle risorse economiche affinché non venga disperso un capitale prezioso. Infine, è necessario aprire un dialogo costruttivo con le realtà culturali del territorio». Maffettone ha annunciato un tavolo di intellettuali, un G8 del Mediterraneo e una serie di iniziative mediatiche (film, documentari, altro) per far conoscere le bellezze della Campania? «Ho altissima stima di Maffettone e penso che il suo coinvolgimento sicuramente potrebbe essere utile a un progetto di rinnovamento culturale. Ma il problema non è tanto quello di far conoscere le bellezze della Campania. Queste sono abbastanza note. A mio parere, il problema è quello di preservarle e valorizzarle allo scopo di incentivare un turismo che ancora oggi arriva all'aeroporto di Capodichino ed è traghettato direttamente a Capri senza conoscere i tesori della città di Napoli e della regione campana». Nicola Spinosa ha lamentato anche la latitanza del governo: vorrebbe interventi immediati di Franceschini. Per esempio lo sblocco di concorsi, per svecchiare le soprintendenze e l'utilizzo di fondi europei. Condivide? «D'accordissimo con Nicola Spinosa sulla necessità di sbloccare concorsi, incentivare e utilizzare al meglio i fondi europei, svecchiare le Soprintendenze e dare la possibilità ai giovani di gareggiare ed entrare nelle Istituzioni culturali». Quali sono i settori della cultura in cui è più necessario l'intervento pubblico? «Sono d'accordo anche sul fatto che debba essere coinvolto il ministro Franceschini affinché abbia piena consapevolezza che i beni culturali e il turismo sono un grande patrimonio della Campania. Fare anche in modo che non si disperda quel patrimonio di idee innovative che appartiene ai giovani, molti dei quali sono costretti oggi ad emigrare per un futuro migliore. Concorsi, corsi di formazione, ricerca, sono priorità assolute che lo stato e la Regione Campania non possono più ignorare». All'epoca di Bassolino ci fu un fervore di iniziative, molte delle quali non hanno avuto gli esiti sperati. Quali sono gli errori da non ripetere? «È grazie a Bassolino se noi oggi abbiamo un Museo di arte contemporanea. Un Museo è veicolo fondamentale di cultura, di scambi culturali e umani. Bassolino questa cosa l'ha capita e l'ha attuata. Forse uno dei limiti della gestione Bassolino è stato quello di non tenere un dialogo più aperto e meno timoroso con tutte le presenze culturali della città». Polito ha scritto, a proposito di Maffettone, che per un intellettuale è sempre rischioso mettersi al servizio della politica. «Saremmo rovinati se la politica agisse senza il sostegno e il supporto delle persone di cultura. Il problema è proprio il contrario: non tocca all'intellettuale mettersi al servizio della politica ma è la politica che deve offrire i propri servizi alla cultura. Allora non si corre alcun rischio».