A qualcuno piace antico. Gli altri preferiscono andare a un'altra mostra. Muse di coccio, elmi e dei decapitati, come le previsioni: tutte le strade portano a Roma, ma non in via Musei. Dati aggiornati al 25 giugno: quasi 4 mila visitatori per «Brixia: Roma e le genti del Po», la mostra archeologica allestita in Santa Giulia da ministero per i Beni e le attività culturali, Regione, Loggia e Brescia Musei. La vernice, l'8 maggio: una ottantina di biglietti al giorno, in media. «Pochi» ammette Filippo Maria Gambari, soprintendente archeologico della Lombardia. I barbari del Po o dei musei: il pubblico, forse, preferisce titoli più pop. «A mio avviso osserva Gambari la mostra è molto buona. Ovviamente è perfettibile, ma meriterebbe una presenza di pubblico più massiccia. Speravamo che subisse l'effetto di Expo: non è successo». Non ci sono turisti in fila nemmeno altrove: «Alla fine, la gente arriva a Rho senza quasi passare da Milano: avrà letto i giornali, l'Esposizione ha avuto una scarsa ricaduta anche lì, nel capoluogo. Diciamo che è mancata la capacità di suggerire percorsi dall'Expo verso la Lombardia». Brescia non è la destinazione preferita dei turisti, in ogni caso: «Vanno altrove, in siti più conosciuti: Pisa, Roma, persino Sirmione, che mantiene numeri altissimi». Forse, in giro dovrebbe esserci qualche cartello in più per reclamizzare la mostra: «In questo periodo, molte iniziative hanno investito parecchio in comunicazione: è possibile che la gente sia distratta da altri eventi, altre mostre più sponsorizzate. Gli accordi prevedevano che se ne occupasse Brescia Musei: a fine mese faremo una riunione per discutere una nuova strategia e pratiche incentivanti. Non ho i dati aggiornati a luglio, ma gli ingressi sembrano seguire la tendenza dei mesi scorsi: sotto le attese. Non un disastro, però». Capitolo costi. L'allestimento ha il copyright dello Studio Tortelli e Frassoni è costato da solo 200 mila euro: il progetto è stato visto, rivisto e corretto tre volte. Poi ci sono i costi di trasporto, assicurazione, prestiti: ha pagato il Ministero. «Abbiamo puntato molto sulle nuove tecnologie: questo ci ha costretto ad alzare il prezzo del biglietto». Tredici euro esclusa la visita in Santa Giulia. «Le famiglie hanno qualche difficoltà a pagare una cifra del genere. I musei statali hanno fasce di esenzione e costi più bassi». Non è un problema culturale, quindi? «Quando ci sono le domeniche a ingresso gratuito, i musei sono strapieni. Poi, certo, la gente non vuole spendere 13 euro per la mostra archeologica ma non ha problemi a tirar fuori la stessa cifra per andare al cinema». La vernice era l'8 maggio: non avete ancora avuto gli studenti in visita. «Recupereremo a ottobre: Roma e le genti del Po chiude il 17 gennaio. È un pubblico importante, quello delle scuole: i ragazzi vanno a casa dopo aver visto i reperti, parlano con i genitori, li portano in Santa Giulia». L'ultimo alibi, il caldo: «In questi giorni la gente preferisce restare abbracciata al ventilatore, piuttosto che andare al museo».
Brescia. La mostra dimenticata
La mostra archeologica "Roma e le genti del Po" a Brescia, allestita in Santa Giulia, ha avuto una presenza di pubblico relativamente bassa, con quasi 4 mila visitatori in un mese. Il soprintendente archeologico della Lombardia, Filippo Maria Gambari, ha osservato che la mostra è molto buona, ma meriterebbe una presenza di pubblico più massiccia. La mostra è stata organizzata dal Ministero per i Beni e le attività culturali, dalla Regione e da Brescia Musei, e ha avuto un costo di 200 mila euro per l'allestimento. I biglietti sono stati venduti a una media di 80 biglietti al giorno, con un prezzo di 13 euro.
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