« I soldi sono l'ultimo dei problemi, il primo è la necessità un cambio culturale». E' il mantra che assilla il presidente della Camera di Commercio, Leonardo Bassilichi, che lo rilancia a una città «che resiste al cambiamento ». Lui però va avanti, convinto che «per esser quello che deve essere, ossia un'agenzia di sviluppo economico per il territorio», la Camera per prima debba cambiare. Fino anche a riversare in un'unica impresa tutte le sue risorse patrimoniali che arriveranno dalla vendita dei suoi immobi-li: la Borsa Merci e l'ex Capitol. Perché? Per rilanciare il polo fieristico e congressuale di Firenze Fiera con il piano di recupero già approvato della Fortezza. Terrà per sé solo la sede di piazza dei Giudici, dedicando però un'ala del palazzo a un museo collegato a quello di Galileo. L'INTERVISTA BASSILICHI, un po' facile dire che i soldi non contano. «Bisogna imparare a fare poche cose ma bene, Così traineranno il resto». E voi cosa avete fatto nel frattempo? «Siamo stati più efficienti spendendo meno. Le imprese pagano già il 35 in meno di quote, nel 2017 arriveranno al 50. Abbiamo meno risorse, le usiamo meglio. Siamo usciti da tutte le società autoreferenziali e scelto di contribuire solo agli asset strategici per lo sviluppo economico della città: aeroporto e Fiera. Abbiamo cambiato atteggiamento culturale. Se riusciamo a raccogliere la nostra comunità economica in pochi interventi condivisi possiamo fare leva sulle nostre imprese perché investano quello che risparmiano con la Camera». Non paiono tanto propense... «Investono se vedono un ritorno. I 'fochi' sono un esempio». Ma glielo avete detto? «Insieme al Comune abbiamo già relazioni con 17 grandi imprese multinazionali che da settembre inizieranno una sperimentazione di scuola - lavoro. D'altra parte le imprese chiedono per prima cosa l'aeroporto, per seconda personale formato. Finora consideravamo solo le piccole imprese ora invece pensiamo alle grandi come traino per il resto. Abbiamo dedicato loro anche sei esperti per trattare i famosi problemi della burocrazia personalmente. Con le piccole imprese ci colleghiamo via web. Favoriamo le filiere con un Osservatorio che controlli l'intero percorso delle etichette. Abbiamo firmato un protocollo con 17 banche perché banchieri e imprenditori si incontrino per spiegarsi vicendevolmente. E' un aiuto più concreto del milione e mezzo che davamo per i costi dei fidi. Bastavano per 200 imprese su 130 mila». Si può fare anche senza spendere tanto? «L'importane è cambiare cultura in ogni settore. Firenze ha tutto, ma non si concentrano gli obiettivi». Perciò puntate solo su Firenze Fiera? «Sì, come strumento di crescita collettiva e trasversale, oltre all'aeroporto che è quasi fatto. Dobbiamo avere il polo fieristico e soprattutto congressuale più bello del mondo in una città che tutti cercano. Stiamo lavorando per trovare l'accordo politico con tutti gli altri perché la società Firenze Fiera è partecipata da Comune, Regione e Camera di commercio e ha in concessione la Fortezza che però è esclusivamente di Regione e Comune. Noi siamo disposti anche a coprire le intere spese, calcolate tra i 70 e i 100 milioni, del piano di recupero». Tutti vostri i soldi? «Se c'è l'accordo con Comune e Regione e se è necessario. Se poi anche le altre istituzioni parteciperanno sarà meglio come segnale di una comunità coesa. La città potrà fare una proposta al governo, che ha detto di volere contribuire perché la Fortezza sia pronta per il G7: Firenze non prende e basta, ma anche dà. Appena concluso l'accordo con Comune e Regione lancerò anche un appello a associazioni o gruppi di imprese perché finanzino il progetto pre-esecutivo per fare alla svelta. Il pubblico perderebbe tempo nella gara». E nella sede di piazza dei Giudici? «Ci andremo noi e possibilmente un museo che coniughi arte e scienza, come solo in Toscana si può fare. Così si concluderebbe un percorso museale, auspicato anche dal sindaco Nardella, dall'Opera del Duomo, il Bargello, piazza San Firenze, piazza dei Giudici, ex Capitol compreso, dove mi piacerebbe andassero musei di eccellenze del territorio». Avrà l'approvazione della città? «Non dicono mai no. Ma per quel maledetto spirito critico partono mille mal di pancia senza tirar fuori alternative». Si riferisce anche alle imprese? «E' un problema culturale: soffrono di nanismo e non riescono a mettersi insieme. Le pare mai possibile che le imprese edili, troppo piccole anche per i subappalti, dopo aver perso la sfida della tramvia non si aggreghino per conquistare i futuri cantieri di aeroporto, Fortezza e stadio?».
"Serve voglia di osare la mancanza dei soldi è un falso problema"
Il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi, sostiene che il problema principale della città non è la mancanza di fondi, ma la necessità di un cambio culturale. Per questo, vuole rilanciare il polo fieristico e congressuale di Firenze Fiera con un piano di recupero della Fortezza. La Camera di Commercio ha già relazioni con 17 grandi imprese multinazionali che parteciperanno a una sperimentazione di scuola-lavoro. Bassilichi sostiene che le imprese chiedono investimenti se vedono un ritorno, quindi vuole favorire le filiere con un Osservatorio che controlli l'intero percorso delle etichette.
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