UN CONFRONTO su Palazzo Strozzi che si trasforma in un confronto sulla città, su una visione complessiva delle politiche culturali, sul rapporto tra pubblico e privato nella gestione del patrimonio ma anche sulla necessità di una maggiore spinta verso la contemporaneità. L'altana di Palazzo Strozzi gremita, ieri pomeriggio, per il faccia a faccia tra Lorenzo Bini Smaghi, presidente della fondazione che gestisce il centro espositivo fiorentino, e Tomaso Montanari, professore - da poche ore ordinario - di storia dell'arte moderna all'università Federico II di Napoli e collaboratore di Repubblica : "Pubblico e privato. La gestione del patrimonio culturale" il titolo dell'incontro, moderato dal caporedattore di Repubblica Firenze Sandro Bertuccelli, che ha dato seguito a una polemica ospitata nei mesi scorsi proprio sulle pagine del nostro quotidiano. Tra il pubblico, rappresentanti di musei e soprintendenze, dell'associazionismo e dell'imprenditoria cittadina, con l'unica assenza di Palazzo Vecchio, nonostante il ruolo del Comune sia stato spesso chiamato in causa nel corso del dibattito. Punto di partenza alcune considerazioni espresse da Montanari nel suo ultimo libro, Privati del patrimonio ( Einaudi), a proposito dell'intervento dei privati nella cultura e della differenza tra il «vero mecenatismo» quello incarnato, secondo lo storico dell'arte, da pochissime realtà italiane (la fondazione Carla Fendi fra gli esempi citati) - e un caso, come quello di Palazzo Strozzi, in cui «il pubblico sembra dover andare in soccorso del privato», quando invece il centro «dovrebbe essere ormai in grado di camminare sulle sue gambe». Ribatte Bini Smaghi: «Il pubblico finanzia per il 34 Palazzo Strozzi ed è il livello più basso possibile per un'istituzione culturale italiana. Grazie a questo modello siamo riusciti a fare leva su bassi finanziamenti pubblici per attrarne di privati. Che un'istituzione culturale, con il trattamento fiscale che abbiamo in Italia, possa reggersi solo su questi ultimi, è una pura illusione: noi siamo arrivati al minimo sostenibile ». Nel mirino di Montanari anche i partner privati che contribuiscono mediamente all'attività del Palazzo con «poco più di 29 mila euro l'uno»: «Il mecenatismo è una pratica che ha a che vedere con la generosità, prendiamo atto che a Firenze questa generosità non c'è». «Ma lavorando insieme- ribatte il presidente- realizziamo un valore aggiunto. A Firenze la generosità c'è eccome, e rispetto a chi dà non mi sento di giudicare ». Dopo una schermaglia sull'indotto economico delle attività di Palazzo Strozzi sulla città, già affrontata nei loro interventi pubblicati su Repubblica , i due si sono confrontati anche sul valore culturale delle mostre organizzate dalla fondazione. «È vero - dice Bini Smaghi - , abbiamo esposto molte opere provenienti dai musei fiorentini, ma abbiamo fatto leva su questo patrimonio per attrarne altre che altrimenti qui non sarebbero mai arrivate». «Ma c'è davvero bisogno - replica Montanari - di moltiplicare le sedi espositive, invece di usare meglio quelle che già ci sono, in una città in cui Orsanmichele è aperto solo un giorno alla settimana e il Bargello potrebbe fare mostre bellissime, se solo potesse usare gli spazi adiacenti di San Firenze, che il Comune ha destinato a un progetto indegno per la città?». E poi, ritornando a Palazzo Strozzi, «un centro come questo ha senso se offre qualcosa che altrove a Firenze non c'è. E io vedo una gran sete di contemporaneo: non sarebbe più rivoluzionario portarlo al piano nobile e farlo uscire dai sotterranei della Strozzina?». «Il contemporaneo - risponde Bini Smaghi - necessita di maggiori investimenti: renderlo protagonista a Palazzo Strozzi non può che essere un percorso graduale».