Il «silenzio - assenso» contro la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, contro la «bella Italia»: nel governo, esiste una netta spaccatura su un articolo d'un disegno di legge del ministro Marianna Madia. Il suo collega Dario Franceschini, nelle ultime settimane, le ha scritto più volte, chiedendole di cancellare il comma contestato; però invano. E ieri, il Consiglio superiore del Ministero dei Beni culturali, il massimo organo tecnico - scientifico, composto da importanti docenti e funzionari e presieduto dall'ex rettore di Foggia Giuliano Volpe, è sceso in campo all'unanimità: «E' uno strumento rozzo e pericoloso, che rischia di compromettere la missione stessa del Ministero». Una posizione analoga a quelle già assunta dalle principali associazioni ambientaliste. Ma cosa prevede la norma sotto accusa? Che nei rapporti tra le amministrazioni, se il ministero dei Beni culturali non risponde entro 60 giorni, anche quando il suo nulla osta o il suo parere sono obbligatori, «il silenzio equivarrà a un atto di assenso». Non è la prima volta che questo principio si affaccia alla ribalta legislativa: già successo quando ministro era Giuliano Urbani (dal 2001 al 2005), e altre volte in seguito. Ma sempre le proteste avevano bloccato normative di questo tipo. Stavolta, però, la norma è già in discussione al Parlamento; le cose sono insomma andate più avanti. E le proteste si sprecano. L'ex rettore aveva già scritto perfino a Renzi: «Nessuno vuole musealizzare l'Italia»; ma così, «si mettono il pericolo le coste, paesaggi di pregio, aree a rischio idrogeologico. Si potrebbe abbattere anche una chiesa rurale, una masseria, oppure alterare un palazzo storico, senza controllo». L'articolo 9 della Costituzione, ha affermato il Consiglio superiore, chiede allo Stato in tutte le sue articolazioni di tutelare il patrimonio e il paesaggio; secondo Volpe, il comma contestato «ha profili di incostituzionalità». Perché non sempre due mesi bastano al Ministero per dire la sua: specie adesso, che i vuoti d'organico sono sempre più accentuati; che magari, in Lombardia, tre soli architetti devono istituire centinaia di pratiche. L'unica via di uscita per ora indicata è che il «silenzio - assenso» sia cancellato, e le Regioni (finora l'hanno fatto soltanto la Toscana e la Puglia) approvino al più presto i loro piani paesistici. Per Legambiente, potrebbe essere a rischio perfino la salute, e non solo la tutela. E' vero: c'è un eccesso di burocrazia; è vero: anche l'Unione Europea si è mossa; ma l'articolo 3 del provvedimento Madia svuoterebbe, così come è, i Beni culturali di ogni potere. Il consiglio superiore dice: «E' una risposta sbagliata a un'esigenza giusta, e inefficace a contrastare le pratiche corruttive». Il settore è delicatissimo: impedire che gli organismi tecnici compiano le loro verifiche, sarebbe assai grave. E il Ministero ha sempre meno uomini, e sempre meno risorse. Fabio Isman