Basta comitati e chiacchiere». L'ex soprintendente Nicola Spinosa boccia le scelte del governatore De Luca e le proposte del suo consulente Maffettone: «L'assessore è importante perché l'80 dei Beni culturali appartengono allo Stato e serve una figura di raccordo». NAPOLI. «L'80 per cento del patrimonio culturale della Campania appartiene allo Stato. La Regione, che mi risulti, ha soltanto il Madre. Proprio per questo è necessario uno specifico assessore, come punto di riferimento nei rapporti con le amministrazioni statali». Nicola Spinosa, protagonista di una lunga e feconda stagione alla testa della Soprintendenza, è tuttora molto attivo sulla scena dell'arte ma inspiegabilmente non in Campania. «Il sindaco leghista di Verona mi ha affidato la mostra su "Arte e vino" dall'antichità a Picasso», racconta Spinosa, che ha curato anche «L'età dell'oro della pittura napoletana: da Ribera a Giordano» in corso a Montpellier e sta preparando una rassegna su Artemisia Gentileschi che si terrà a Roma, a Palazzo Braschi. Spinosa, che è stato anche uno dei maestri di Gabriele Finaldi, storico di origine napoletana neo direttore della National Gallery di Londra, nutre più di un dubbio sulle scelte di Vincenzo De Luca: «L'assessore dice serve anche per collegare i beni culturali al turismo, ai trasporti e all'ambiente, settori di competenza della Regione. Invece non c'è neppure un assessore ai Trasporti». E le sue perplessità non sono mitigate dalla nomina di Sebastiano Maffettone a consulente per la cultura del neo governatore. «Non è chiaro cosa intenda fare il presidente e quale sia il ruolo del consigliere spiega Spinosa che forse non conosce neppure molto bene la realtà culturale napoletana e campana. Infatti propone di formare un comitato di consulenti del consulente. Ma De Luca e Maffettone lo sanno che Mariella Utili, appena nominata alla direzione del Polo Museale della Campania, per quest'anno ha a disposizione 45 mila euro per ventisei strutture? Lo sanno che a Capodimonte è aperto soltanto un piano perché non ci sono guardiani? A Ercolano è bastata l'assenza di un solo custode e gli Scavi hanno chiuso e i turisti sono rimasti fuori. Non si può più pensare a comitati e continuare a fare chiacchiere». Né, evidentemente, come fa Maffettone, vagheggiare il G8 permanente del Mediterraneo, Nord Africa e Medio Oriente che favorisca l'integrazione tra popoli grazie alla creatività e puntare sulla realizzazione di film e prodotti multimediali per la promozione dell'arte e della bellezza del territorio. E cosa si dovrebbe fare? «Innanzitutto De Luca dovrebbe telefonare al ministro Franceschini per fargli presente che i beni culturali, con il turismo, sono il vero patrimonio della Campania. Un patrimonio che in larghissima parte appartiene allo Stato, quindi la Regione dovrebbe chiedere che il ministero lo recuperi e valorizzi, e offrirsi di dare una mano con i fondi europei. In termini concreti, per esempio, occorre riaprire i concorsi per assumere giovani nelle istituzioni nelle quali, invece, ci sono tante persone anziane mentre i laureati in Beni culturali del Suor Orsola cercano lavoro. Io in Soprintendenza entrai a 22 anni, Mariella Utili oggi è circondata da persone di 60 anni. Poi occorrono idee». Be', forse il problema sono più le risorse. No? «Non mi preoccupo delle risorse perché se ci sono idee, progetti e uomini, i soldi si trovano. Anche quando c'ero io le Soprintendenze non avevano soldi, ma al Tesoro riuscivo ad ottenerli. E Cirino Pomicino non mi ha mai chiesto nulla, né lui né la Dc, dei quali certo non condividevo le posizioni». Oggi le idee ci sono? «Premesso che il ruolo del consigliere e soprattutto del presidente dovrebbe essere di promuovere iniziative culturali utili a sviluppare il turismo, in particolare un turismo non mordi e fuggi, con visitatori che si fermino almeno una settimana, io credo che si dovrebbe lavorare per sistemi». Cioè? «Per esempio il sistema delle residenze ex borboniche, invece è stata recuperata solo Villa Campolieto. Alle Ville Vesuviane si potrebbe accoppiare il Parco del Vesuvio, conciliando il patrimonio artistico con quello ambientale e includendo anche Carditello, dove si sono fatte solo chiacchiere. Un altro sistema è quello dei castelli. Ma risolvere il problema dei trasporti è fondamentale, altrimenti come si fa a raggiungere il Castello di Baia? In Campania di sistemi ce ne sono a decine. Però la gente va a vedere i Castelli della Loira che non sono nulla. E intorno a Capodimonte non ci sono né alberghi né ristoranti». Sarebbe utile poter disporre di grandi professionisti come Finaldi, il manager di origine napoletana appena passato dal Prado di Madrid alla direzione della National Gallery di Londra. I concorsi internazionali previsti dalla riforma ci aiuteranno? «Mah, credo che Renzi abbia peggiorato la burocrazia. Comunque uno come Finaldi la domanda per Napoli non l'ha neppure presentata per vari motivi. Innanzitutto i musei stranieri sono dotati di strutture gestionali che qui non esistono: il Prado ha un cda e anche alla National Gallery c'è un consiglio. Qui no. Poi, il direttore di Capodimonte guadagnerà 140 mila euro, cioè in realtà 90 mila». A Londra, Nicholas Penny, direttore della National Gallery prima di Finaldi, nel 2012 ha percepito 140 mila sterline, pari a quasi 200 mila euro. «Anche per questo temo che qui possano arrivare direttori stranieri che sono "conservatori" di terza o quarta fila nei musei dai quali provengono e che non so quanto conoscano gli Uffizi o Capodimonte. Sarebbe meglio valorizzare i nostri funzionari più validi». A proposito di Renzi, come il premier De Luca ha sparato a zero sui soprintendenti. «De Luca ce l'ha con la Soprintendenza per i Beni architettonici di Salerno per la questione del Crescent. Ma ha sbagliato a non parlare con il soprintendente prima che fosse elaborato il progetto. Comunque i soprintendenti sono proprio come i politici, ci sono quelli bravi e quelli meno. A Napoli, per esempio, il sindaco ha attaccato la Soprintendenza, ma i baffi della scogliera sono ancora lì e la Villa Comunale è in condizioni penose».
Napoli. Spinosa accusa: Nessuna strategia per la cultura
Nicola Spinosa, ex soprintendente della Soprintendenza per i Beni culturali di Napoli, critica le scelte del governatore De Luca e del suo consulente Maffettone. Spinosa sostiene che la Regione Campania non abbia un assessore specifico per i beni culturali, essendo l'80% del patrimonio culturale dello Stato. Proprio per questo è necessario uno specifico assessore, come punto di riferimento nei rapporti con le amministrazioni statali. Spinosa è tuttora molto attiva sulla scena dell'arte, ma non in Campania. Il sindaco De Luca le ha affidato la mostra su "Arte e vino" dall'antichità a Picasso, ma Spinosa è inspiegabilmente non in Campania.
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