Il degrado di un Paese lo si vede dallo stato delle sue scuole, dei suoi musei e delle sue biblioteche. In un sistema globalizzato, in cui la concorrenza è passata dalle nazioni ai continenti, le vere ricchezze su cui possiamo contare consistono nella straordinaria memoria storica (città d'arte, musei, archeologia, meraviglie del territorio, musica, pittura, scultura, libri), nella profonda esperienza artigianale, nella creatività innovativa riconosciuta in tutti i campi , nella sperimentazione tecnologica e culturale. A Roma per esempio, per volere di un bravissimo assessore, Gianni Borgna, morto prematuramente, è nata nel 1992 una rete di biblioteche che coinvolge soprattutto le periferie, fatto di ben 38 biblioteche civiche, 14 bibliopoint (punti di lettura situati nelle scuole, aperti al quartiere) e decine di centri specializzati come la Casa della memoria, la Casa del cinema, la Casa dei teatri, la Casa del Parco, la Casa delle Traduzioni , la Biblioteca Europea, la Biblioteca Centrale Ragazzi, ecc. Si tratta di una rete che si è rivelata miracolosa negli anni, per la lotta contro il malaffare e la diffusione della droga. La pratica di questi centri infatti non è solo la distribuzione dei libri , ma una continua offerta di servizi, come l'apertura di laboratori per ragazzi, circoli di lettura, iniziative teatrali, incontri con autori, promozione di lettura nelle scuole, attività in collaborazione con le associazioni del territorio, facendo da ponte tra centro e periferia. Ora questa rete preziosa, che ha aiutato il territorio a non franare, come fanno le radici delle piante vigorose quando impediscono lo slittamento del terreno, sta per essere smantellata con il solito argomento: mancanza di soldi. E noi chiniamo la testa, ripetendo sì, mancano i soldi, non c'è niente da fare. Ma la cronaca quotidiana ci dice che i soldi ci sono: è che vengono spesi male. Questo è il grande problema del nostro Paese: cattiva amministrazione, sprechi infiniti, privilegi assurdi che gravano sulla spesa pubblica, mancanza di meritocrazia, strapotere dei burocrati, assenza di una visione d'insieme, disinteresse per il futuro dei giovani. Ma che fare? A me pare che la sola risposta sia: coltivare, difendere, promuovere le piccole iniziative disperse che fanno rete. Puntare sulle ricchezze locali, investire in cultura perché è la sola che ci rende consapevoli e responsabili, pronti ad affrontare intelligentemente qualsiasi crisi, sia spirituale che sociale.