La Regione chiede a tutti i Comuni di aggiornare il censimento delle piante storiche A Magliano in Toscana (Grosseto) si trovano tre degli alberi più longevi della regione e forse d'Europa: sono tutti olivi, piantati in un'epoca indefinita, ma antecedente all'anno Mille a.C. Il primato dell'altezza delle piante toscane ce l'ha un abete di Douglas che misura 50 metri verso il cielo e svetta nel parco di villa Toscanelli, a Pontedera. L'albero con il tronco più massiccio si trova invece a Pietrasanta, è ancora un olivo, raggiunge appena gli otto metri di altezza, ma ha un tronco della bellezza di 14 metri di circonferenza. È un viaggio attraverso le curiosità di monumenti fatti di legno, linfa e foglie il censimento degli alberi monumentali redatto dalla Regione Toscana a partire dal 1982. L'elenco, dove compaiono 122 straordinarie piante è destinato ad essere presto ampliato. Perché un decreto ministeriale dell'ottobre 2014 definisce nel dettaglio cos'è un «albero monumentale»: sono le piante di più alto pregio naturalistico, le più alte, le più longeve, quelle appartenenti a specie di rarità botanica, ma sono anche quelle che hanno una storia legata alla cultura, alla memoria o alle tradizioni locali. E che hanno un valore tale da dover essere difesi e protetti. Ecco perché ora la giunta regionale chiede a tutti i Comuni toscani di attivarsi per stilare un elenco il più completo possibile degli alberi da tutelare (con schede di identificazione, materiale fotografico e documentale) e i Comuni invitano i cittadini a segnalare i monumenti di legno e linfa, tutti quelli degni di nota, ovunque si trovino, nei giardini privati, nei boschi o lungo le strade. Ci sono alberi conosciuti e venerati da sempre dalla gente del posto. Come l'olivo della Strega: si racconta che a tempi degli Etruschi intorno al tronco contorto si facevano feste in onore delle divinità agresti e che nel Medioevo, durante il solstizio d'estate qui si radunavano tutte le streghe della Maremma. Altro olivo altra storia: a Pian del Quercione, nel comune di Massarosa, George Christoph Martini, viaggiatore inglese del '700, racconta di avere visto ben trenta zoccoli sull'albero, le calzature dei contadini arrampicati per la raccolta delle olive: da qui il soprannome della pianta, l'olivo dei trenta zoccoli. C'è una quercia gigante a Baratti, la chiamano «il quercione», è alta 30 metri ed è stata premiata con una targa dal Touring Club Italiano. Ci sono alberi che prendono il nome dal paese che li ha visti nascere e altri che hanno un proprio nome riconosciuto attraverso i decenni come il Brandiglianone, un castagno di Cantagallo (Prato) o la quercia di Pinocchio a Capannori (Lucca) da cui avrebbe tratto spunto Carlo Collodi nello scrivere le avventure del burattino. Dalla magnolia di piazza Santa Maria a Lucca al Sambuco nero di Luogomano (Prato), al tasso millenario di Marciana, al pino di Villa Gamberaia a Firenze, non sono «solo» alberi, ma testimonianze vive, da tutelare.