Luciano Modica - Eugenio Cecioni Presidente e direttore dell'Accademia di Belle Arti «Valorizzare la Galleria, ma anche Accademia, Opificio e Conservatorio» Caro direttore, desideriamo intervenire, a nome dell'Accademia di Belle Arti, sulla proposta avanzata da Sergio Risaliti sul Corriere Fiorentino del 30 giugno. La proposta è semplice: la Galleria dell'Accademia, quella del David michelangiolesco per intenderci, fagociti l'Accademia potendo così contare su nuovi importanti spazi per i moltissimi visitatori che ingombrano adesso via Ricasoli, ai quali si potrebbero offrire «biglietterie, bookshop, bar, ristoranti ». E l'Accademia di Belle Arti? La proposta avanzata non contempla alcuna risposta a questa domanda. Francamente ci sembra preoccupante che la sacrosanta idea di migliorare la fruizione di uno dei più importanti musei italiani sia affrontata con tale superficialità. Forse non è inutile ricordare al grande pubblico che l'Accademia di Belle Arti è una costola di quell'Accademia delle Arti del Disegno, ancora oggi esistente, che fu fondata da Michelangelo e Vasari. Infatti nel 1784 il Granduca Pietro Leopoldo, con stupefacente modernità di impostazione, trasse dall'Accademia vasariana una «Accademia di Belle Arti» destinata alla formazione delle nuove generazioni di artisti, insediandola nei locali appositamente ristrutturati dell'ex Convento di San Matteo e dotandola appunto di una«Galleria» per l'educazione artistica degli studenti. L'esempio fiorentino fungerà poi da esempio e modello per le accademie di belle arti di tutta Europa. La Galleria fagociterebbe dunque la sede che l'Accademia occupa ininterrottamente da oltre 230 anni. La ministra Giannini, in occasione dell'inaugurazione di una grande mostra torinese di opere di studenti di accademie italiane ed europee di belle arti, ha scritto qualche giorno fa: «Si fa riferimento alla tradizione come a un dato di fatto, dimenticando che le tradizioni vanno coltivate e alimentate, che non può esservi un prodotto culturale senza un processo di istruzione e di ricerca ricco e ramificato alla base. La relazione tra istruzione e ricerca da un lato, e cultura dall'altro, sembra essere stata dimenticata dal nostro Paese negli ultimi cinquant'anni». Sì, è esattamente questo che la proposta di Risaliti sembra dimenticare. Le esigenze dell'arte presente trascurano quelle dell'arte futura, quelle turistiche travolgono quelle della formazione e della ricerca. L'Accademia di Belle Arti chiede rispetto e attenzione per sé e per la sua sede antica. Lo chiedono i suoi cento docenti e millequattrocento studenti, più di un quarto dei quali stranieri. Lo richiedono la sua storia e il suo prestigio nazionale e internazionale. Pur alle prese con bilanci risicati e difficoltà logistiche di ogni genere, questa vera e propria Università dell'Arte continua a svolgere la sua missione educando all'arte, alla creatività e alla ricerca i giovani e forse anche qualche genio del domani. Certo, il problema di via Ricasoli e dell'enorme pressione sul David esiste davvero. Affrontiamolo seriamente. Che cosa ne pensa l'Amministrazione comunale e innanzitutto il sindaco Nardella? Come possono coordinarsi meglio le attività contigue dell'Accademia, della Galleria, del Conservatorio e dell'Opificio, questo meraviglioso distretto cittadino dell'arte che tutto il mondo invidia a Firenze? Come contemperare le esigenze di tutte le istituzioni in un quadro di risorse finanziarie pubbliche limitate da non disperdere in iniziative estemporanee? Siamo pronti a contribuire a studiare e risolvere questi problemi. Luciano Modica - Eugenio Cecioni Non sono un superficiale. Non mi è permesso. Gli argomenti affrontati bruciavano tra le mani. Il presidente dell'Accademia di Belle Arti sorvola su tutto per disprezzare quelle che io considero auspicabili trasformazioni a beneficio dei visitatori e degli studenti, non certo fagocitazioni e sfregi alla sacrosanta memoria. Mi preme ribadire quanto sia ingiusta la concentrazione di strali sui venditori abusivi. Qui la superficialità s'incrosta tacitamente con meno nobili sentimenti. Torno a dire quanto sia poco educativo affrontare il turismo nei modi e nelle forme predisposte in via Ricasoli e nella Galleria dell'Accademia, dove nulla ha di costruttivo la disposizione delle sculture di Michelangelo, lascito d'ideologie trapassate. Non inganniamoci a vicenda: la difesa a priori della storicizzazione non è buona palestra per la critica e la creatività. Venendo al sodo, auspicavo nuove sedi, migliori spazi, più ambienti per gli studenti. Altrettanto per la Galleria dell'Accademia, anzi per il Museo del David. Sono disposto a ripeterlo davanti al ministro Gelmini e al ministro Franceschini. Vorrei discutere con loro della necessità di aprire agli studenti i musei almeno un giorno a settimana senza altra presenza che le opere, e senza custodi perché gli studenti ne siano custodi. Tirare in ballo genealogie rinascimentali, lasciti illuministici, nobili parentele serve a poco. Se dovessimo pensare a qualcosa di più fondativo sarebbe a poca distanza dalla sede prescelta nel 1784. Penso all'ex Casino Mediceo di San Marco, già sede della Corte d'Assise. Meglio ancora una nuova Accademia di Belle Arti progettata da un giovane architetto, con un vero centro d'arte contemporanea annesso, una bella gipsoteca, biblioteche, una bella mensa, bar, ristoranti e gallerie d'arte, palestre e piscine per l'esercizio fisico. Educazione all'arte per giovani artisti si fa in molti modi. Anche con mostre al Forte Belvedere come quella di Antony Gormley. E' gratuita. Costa solo un po' di sudore in queste giornate affocate. Sergio Risaliti