Un trekking attraverso Trentino, Alto Adige e Lombardia. Sei giorni di cammino in quota, dalla val di Rabbi a Bormio, passando per la val Martello, la val di Solda e cima Garibaldi in Svizzera per ribadire con forza, ancora una volta, il loro «no» più deciso che mai all'iter avviato a Roma sul destino del parco dello Stelvio. E per lanciare, a vent'anni dalla morte di Alex Langer, la costruzione di un «parco europeo della pace» delle Alpi centrali. Tornano a farsi sentire gli attivisti dell'associazione ambientalista Mountain Wilderness, esprimendo la loro posizione, questa volta, direttamente dall'alto delle vette del parco dello Stelvio. TRENTO. Sei giorni di cammino in quota dalla val di Rabbi a Bormio, passando per la val Martello, la val di Solda e cima Garibaldi in Svizzera: un trekking attraverso Trentino, Alto Adige e Lombardia per ribadire ancora una volta, con forza, il loro «no» all'iter avviato a Roma sul destino del parco dello Stelvio. E per lanciare, a vent'anni dalla morte di Alex Langer, la costruzione di un «parco europeo della pace» delle Alpi centrali. Gli attivisti di Mountain Wilderness non si arrendono. A pochi mesi dall'accordo sottoscritto a Roma sulla gestione del parco, gli esponenti dell'associazione ambientalista tornano a farsi sentire. Esprimendo la loro posizione, questa volta, direttamente dall'alto delle vette del parco dello Stelvio. Due le iniziative: un fine settimana di arrampicata in Presanella (il 18 e 19 luglio) con confronti serali e un trekking di sei giorni (dal 20 al 25 luglio) lungo i versanti trentino, altoatesino e lombardo del parco, con un incontro finale, a Bormio, con ambientalisti e amministratori. «Saremo in 25» anticipa Luigi Casanova, portavoce trentino di Mountain Wilderness. Che precisa: «Ci saranno persone da tutt'Italia. Volevamo dare all'iniziativa un respiro nazionale». L'obiettivo è chiaro: «È necessario bloccare si legge nel documento di presentazione del trekking lo smembramento del parco nazionale dello Stelvio in tre spezzoni che lo dequalificano a un insieme di parchi regionali. E bisogna rilanciare, con urgenza, le sue funzioni primarie: conservazione della biodiversità e del paesaggio, promozione del lavoro e di innovazione sul territorio alpino». Nel mirino di Mountain Wilderness ci sono gli ultimi passaggi romani. «Le associazioni ambientaliste nazionali e locali si legge hanno provato in più occasioni a rilanciare i valori di un'area protetta chiedendo l'inserimento nel Coordinamento nazionale dell'ambientalismo e del mondo scientifico, il varo di un unico piano del parco, la sorveglianza affidata a un unico corpo, il rilancio del ruolo del ministero dell'ambiente quale garante dell'unitarietà del parco, la necessità di superare la banalità di un comitato di coordinamento per investire in organismi di gestione certi. La fermezza della Svp e l'assenza ideale di tutti gli altri schieramenti politici hanno impedito anche questi passaggi di mediazione». Criticità ribadite anche dal parere, diffuso in questi giorni, del comitato etico dell'associazione (del quale fanno parte, tra gli altri, l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, gli alpinisti Kurt Diemberger, Alessandro Gogna e Fausto De Stefani, lo scrittore Erri De Luca e il fotografo naturalista Stefano Unterthiner). «La decisione, di stampo prettamente politico chiarisce il comitato di dividere il parco in tre unità praticamente indipendenti rappresenta un grave e ingiustificato vulnus e orienta la gestione di questa grande area naturale protetta verso esiti certamente non positivi, sia per quel che riguarda i livelli di tutela della biodiversità e del paesaggio, sia per quel che riguarda il messaggio simbolico del parco, sia infine per quel che riguarda gli orientamenti della comunità internazionale riguardo al valore e alla "mission" dei parchi nazionali nel mondo. Ci auguriamo che questo nostro parere venga letto come un accorato appello per convincere, seppure in extremis, il governo italiano a recedere da un simile, gravissimo errore». Sullo sfondo c'è poi un altro nodo, che in questi giorni sta circolando in Rete: si teme l'allargamento della possibilità di caccia all'interno del parco. «Un conto è discutere di modifica dei confini avverte Casanova un altro è parlare di caccia: un'ipotesi pericolosa a cui noi ci opponiamo». Meglio, dicono gli ambientalisti, guardare al parco Peace delle Alpi centrali, ricordando lo spirito di Langer: 414.000 ettari di aree protette, abbracciando i parchi nazionali di Stelvio ed Engadina e i parchi regionali Adamello-Brenta, Adamello lombardo, Orobie valtellinesi e bergamasche e Garda.