Il centro di cultura chiede la riapertura del padiglione per la Biennale VENEZIA. Hanno aspettato di capire come intervenire e due settimane prima della scadenza dei termini, l'Icelandic Art Center ha presentato ricorso al Tar. La vicenda della moschea del padiglione islandese della Biennale approda in tribunale. «Sì, confermo - dice Nina Magnusdottir al telefono dall'Islanda - abbiamo affidato le pratiche ad un avvocato di Padova». Si tratta di Marco Ferrero che ha depositato il ricorso al Tar del Veneto qualche giorno fa e ora i documenti legali sono stati consegnati anche a Ca' Farsetti. Oltre a ricorrere contro la decisione di revocare i permessi al padiglione allestito dentro l'ex chiesa dell'Abbazia della Misericordia, Ferrero ha richiesto al Comune di provvedere a un riesame in autotutela. In pratica, l'avvocato dice all'amministrazione di rivedere le procedure con cui è arrivato alla revoca della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) lo scorso 21 maggio. Secondo i ricorrenti infatti la Direzione commercio e attività produttive non avrebbe rispettato le regole e dunque la chiusura del padiglione sarebbe illegittima. Lo scandalo della moschea, nata come un'installazione provocatoria dell'artista Christoph Büchel, ha fatto il giro del mondo. Alla scoperta che l'opera, aperta al pubblico l'8 maggio come evento collaterale della Biennale d'arte, altro non era che una moschea, a Venezia è scoppiata la protesta. Subito si è riunito il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e sono scattati i controlli da parte del Comune. Nell'ex chiesa, di proprietà privata ma mai sconsacrata ufficialmente, era stata infatti autorizzata un'esposizione artistica, non la possibilità di trasformarla in un luogo di preghiera o cerimonie religiose. E così da Ca' Farsetti, in accordo con la Prefettura, era partito l'ordine di rispettare i vincoli imposti. Dai controlli, infatti, era emerso che gli organizzatori, ossia l'Icelandic Art Center, non lo stavano facendo. «L'attività espositiva è risultata esercitata in violazione delle prescrizioni impartite dall'amministrazione comunale - ha scritto in una nota del 20 maggio la Prefettura - in particolare, sono state violate le prescrizioni riguardanti il divieto di utilizzo nell'orario di apertura al pubblico dello spazio interno per finalità diverse da quelle della mostra». Il problema era appunto l'uso come luogo di culto. Altra contestazione: la violazione delle norme sulla sicurezza dei luoghi, ossia nell'ex chiesa sono state trovate più persone rispetto al limite massimo di capienza. «Lunedì faremo il punto con l'avvocato sulle strategie adottate nel ricorso ma siamo determinati», dice Magnusdottir.