J'accuse di Zarzaca, fra mille difficoltà porta Bollani a Santa Maria Capua Vetere Un tempo nell'arena ruggivano i leoni. L'effetto savana dell'erba incolta ormai arriva al bacino dei visitatori potrebbe, dunque, avere una fantasiosa suggestione nell'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, il secondo per grandezza ed importanza dopo il Colosseo. Ma non è così. Il turista che per avventura ci arrivi, deragliando volontariamente dai percorsi archeologici obbligati, deve stare attento e solo se ha indossato pantaloni lunghi si salverà da graffi e punture di insetti, sempre che qualche vipera non punti al calcagno. «Le gradinate degli spalti quasi non si distinguono più, livellate come sono dalla vegetazione sempre più lussureggiante che invade i marmi antichi e pregiatissimi» denuncia Bruno Zarzaca, imprenditore casertano che ha esportato il suo marchio di cucina vegetariana, «Amico Bio», da Napoli (piazza Bellini) a Londra, passando per l'area archeologica sammaritana dove ha aperto un ristorante, vincendo anche il bando della Soprintendenza per i servizi turistici. «L'ultimo concerto che andò in scena all'interno dell'anfiteatro fu quello di Vinicio Capossela nel 2003 e fui proprio io ad organizzarlo. Quattromila persone da tutta Italia, fu un vero evento», ricorda questo vivace quarantenne che ha un passato da curatore di live. «Poi l'ovale, abbandonato a se stesso, è diventato progressivamente impraticabile e ora è addirittura inagibile. Per il 17 luglio prossimo sono riuscito ad ottenere una tappa di "Sheik Yer Zappa", il tour di Stefano Bollani dedicato al musicista americano, ma l'artista non riuscirà ad andare in scena nella spettacolare arena a causa della vegetazione e della precarietà dei passaggi in legno. Dopo un po', i camminamenti, esposti alle intemperie, sono diventati rischiosi da attraversare. Così saremo costretti a sfruttare il prato antistante. Non è la stessa cosa. Eppure la soluzione c'era». Quale? «Ho presentato alla Soprintendenza un progetto complessivo mutuato da quello dell'Arena di Verona, che, come è noto, ospita eventi importanti oltre alla famosa stagione lirica. L'obiettivo era attrarre turisti con un'altra strategia, non solo quella classica della visita archeologica. A Verona, come ha ricordato Gian Antonio Stella in un'inchiesta, ci sono solo due custodi, a Santa Maria ben 58». La risposta alla sua idea? «Una funzionaria mi ha detto che c'è un bando da espletare per il quale sono stati stanziati 20mila euro, di cui 10mila già spesi per una consulenza. Ne rimangono altrettanti che non basterebbero nemmeno per aprire un cantiere o per sostituire qualche pedana. Mi sono offerto di finanziare di volta in volta, come sponsor privato, la sistemazione delle zone in degrado, prima che questo arrivasse a un punto di non ritorno. Non me n'è stata data la possibilità. Si preferisce, evidentemente, che il monumento sia di nuovo inghiottito da terra e piante». E il Comune? Non potrebbe avere un ruolo? «Dovrebbe. Pensi che per il concerto di Bollani, inserito l'ente come partener istituzionale, avevo chiesto solo un aiuto per la diffusione dei manifesti. Dopo tre settimane la delibera c'è stata, ma l'affissione non è mai avvenuta, quindi ho pagato da me un attacchino. Le altre istituzioni che si occupano di turismo sono dei fantasmi. Credo che l'Ept non sia nemmeno al corrente dell'esistenza dell'anfiteatro. La Regione? Ha stanziato 249mila euro per eventi di artistici locali, band di cover, e un paio di nomi nazionali che, però, si vedono in molte altre piazze, quindi senza appeal turistico. Qui siamo a sette chilometri da San Tammaro, cuore della Terra dei fuochi, e nel nostro tribunale si celebrano i processi Spartacus : è la terra dei Casalesi. Fare impresa significa camminare sui carboni ardenti. Quando poi si alza il tiro e si tenta di fare impresa culturale ti isolano e minano la tua resistenza. Davvero ci vorrebbe Spartaco, ma noi siamo nati qui e ci sentiamo in qualche modo eredi del suo spirito. L'ex ministro Bray ha visitato l'anfiteatro una decina di giorni fa. Quando guidava il dicastero aveva preso a cuore il sito. Nelle sue intenzioni c'era quella di creare una commissione di giovani imprenditori culturali per far rivivere i siti. Così mentre i ministri cambiano, l'erbaccia cresce».