Fabio Gigli: «Lì non è possibile lavorare. Vendiamo souvenir da 100 anni, autorizzati dal Papa» Da ieri gli urtisti, i venditori di souvenir che erano posizionati tra piazza Venezia, via dei Fori Imperiali, il Colosseo e Tridente, hanno 43 nuove postazioni assegnate dal Comune in via di San Gregorio dalla parte del Celio. «Nessuno di noi ha aperto» ha però lamentato Fabio Gigli presidente dell'associazione di categoria. «Lì dove dobbiamo andare non è possibile lavorare». La protesta cominciata ieri è quella dei banchi chiusi. «Lì non c'è niente da fare, è inutile aprire: la strada è isolata, i turisti non ci passano perché scendono dai pullman e si dirigono ai monumenti, inoltre per raggiungerla devono attraversare una via molto trafficata e piena di smog». In mattinata alcuni avevano cercato di entrare nell'area ormai chiusa con le transenne e presidiata dai vigili presenti in numero massiccio con gli agenti dei gruppi I Trevi, Trastevere, la task force del comando e il Gipt. Uno schieramento di forze che continuerà il presidio anche nei prossimi giorni, soprattutto per contrastare i numerosi abusivi che assalgono i turisti. La zona archeologica è però vietata a tutti, anche agli urtisti che l'assessorato al Commercio definisce «tutti operatori autorizzati per i quali secondo la nuova regola è solamente una questione di ricollocazione». Ma gli urtisti che nel dicembre scorso hanno raccontato in una mostra al Museo di Roma in Trastevere la loro origine e storia, si sentono parte della città e delle tradizioni e non accettano di essere messi ai margini. «Noi siamo lì da 100 anni, istituzionalizzati con la bolla papale di fine '800, quando il pontefice ha voluto che gli ebrei esercitassero l'attività di venditori di oggetti religiosi». Il mestiere che nasce dai tempi dell'antico ghetto ebraico si è trasformato nei decenni in una professione ambita legata al turismo: sui banchi di 80 centimetri per 1 metro e 20, i venditori di souvenir offrono informazioni sui luoghi da visitare, gli spettacoli da vedere nella capitale, le mappe del centro. «Siamo una risorsa - ha sottolineato Gigli - vogliamo renderci utili». In attesa dell'incontro di lunedì prossimo con l'assessore al commercio Marta Leonori il presidente assicura che non aprirà nessuno l'attività in via San Gregorio. «Siamo pronti al dialogo e a cedere su alcune postazioni o sullo spostamento sempre nell'area». Gigli guarda alla tradizione di Venezia: «In piazza San Marco ci sono i venditori di souvenir come a Firenze tra Uffizi e Battistero dove hanno le postazioni. Noi siamo diversi dagli altri?». Se il problema è il decoro, Gigli assicura: «Trasformiamo i banchi in armonia con le richieste della Soprintendenza».