La vicenda parte nel 1990, nella stagione della certo non indimenticabile giunta Carraro. In quel periodo bancarelle, piccole strutture mobili, tavolini cominciano a vendere intorno alle aree monumentali. Uno sfondo unico al mondo, e per di più quasi gratis. Impossibile non arricchirsi, la qualità del prodotto passa in secondo piano. Trascorrono gli anni, cambiano le amministrazioni, e gli ambulanti crescono. Nel numero e nelle strutture, perché arrivano i camion bar, veri e propri centri di ristorazione mobili, esteticamente sempre più aggressivi (come nei prezzi, sganciati dal mercato e praticati alla «senza tetto né legge»). L'arroganza dell'organizzazione, legata alla nota e ramificata famiglia di venditori ambulanti, si trasforma in un autentico contropotere. Ciò che nei primi anni Novanta sarebbe stato semplice estirpare, diventa nel Terzo Millennio un arrogante colosso commerciale. C'è voluto un anno di discussioni, tavoli tecnici, polemiche, proteste, ricorsi al Tar (respinti), da ultimo il decreto attuativo della legge Baccelli del 1877 firmato dal ministro Dario Franceschini (che impone una visione unitaria Stato-Comune per la tutela dell'area archeologica romana, che grandi e lungimiranti legislatori c'erano dopo l'Unità). E ora il trasloco, con l'assegnazione di nuove postazioni. Non ci sono più appigli formali né cavilli da utilizzare. È semplicemente finita un'epoca di abusi e di sfruttamento del nostro Patrimonio culturale. Lunedì l'assessore Marta Leonori riceverà una delegazione degli ambulanti ma «al Colosseo non torneranno mai, i cittadini ci chiedono di andare avanti», dice la responsabile di Roma Produttiva. Ed è davvero così, a giudicare dalle lettere che arrivano al giornale, tutte di aperto e pieno sostegno a una battaglia che rappresenta un indiscutibile punto a favore dell'amministrazione Marino, e del sindaco per primo, della credibilità di una classe amministrativa, proprio mentre la giunta vive ore difficilissime. Ora la scommessa sarà tutelare questo risultato, proteggerlo dai mille e prevedibili tentativi di rovinare un traguardo prezioso per la città, e per la sua stessa dignità culturale. Certo, restano camion bar al Circo Massimo, all'Aventino sotto il Valadier, accanto a Fontana di Trevi. Ma se la prima battaglia è vinta, le altre saranno più facili. Sarebbe straordinario se, in questo contesto, si risolvesse il problema dei librai ambulanti dell'associazione «Arcipelago delle parole». Un conto è vendere bottigliette d'acqua a peso d'oro, altro è spingere i romani a leggere.
Roma, Il decoro, 30 anni dopo
La vicenda inizia nel 1990 con l'arrivo di bancarelle e piccole strutture mobili intorno alle aree monumentali di Roma. Gli ambulanti iniziano a vendere prodotti, soprattutto intorno al Colosseo, e la loro presenza aumenta negli anni. Nel corso del tempo, gli ambulanti diventano un autentico contropotere, con una famiglia di venditori che controlla la maggior parte del mercato. La situazione è stata oggetto di discussioni e polemiche, ma nel 2022 è stato firmato un decreto che impone una visione unitaria per la tutela dell'area archeologica romana. Gli ambulanti sono stati assegnati nuove postazioni e non torneranno più al Colosseo.
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