«Il Bigio la sapeva lunga, a furia di leggere il giornale. In piazza della Scala teneva cattedra, e chiacchierava come un predicatore», racconta Giovanni Verga in una sua novella. A dire il vero, quella piazza era appena nata quando Verga e i suoi amici scapigliati Giacosa e Treves ci andavano per recarsi dal liquorista, dall'Adelina o per dibattere di Verismo. Solo nel 1858, infatti, la municipalità aveva deciso di abbattere la lista di case che separavano, come un grigio tendone, il portico delle carrozze del Teatro alla Scala dalla facciata di Palazzo Marino e di crearvi, al loro posto, una grande piazza. Una piazza quadrata, con il teatro del Piermarini (1778) che guardava il palazzo costruito da Alessi per il nonno della monaca di Monza (Palazzo Marino 1558) e, in mezzo, uno spazio vuoto lasciato ai milanesi per discutere intorno alla statua di Leonardo (1872), entrare in Galleria (1877) o, infine, andare in banca a prendere i danée (Banca Commerciale, 1911). Grazie a un accordo tra pubblico e privato, tra Comune di Milano e Intesa Sanpaolo, la piazza di Verga e del liquorista, dell'impiegato della Comit Sergio Solmi e dell'aspirante baritono Eugenio Montale accentuerà di nuovo questa vocazione di spazio pubblico che ha dalla nascita e che già negli anni Novanta, con l'intervento di Paolo Portoghesi, aveva riacquistato dopo essere stata per decenni un parcheggio. Un gruppo di progettisti, guidato dal trentunenne Pierpaolo Tonin di Castelfranco (Treviso), si è aggiudicato infatti il concorso di idee per valorizzare piazza Scala promosso dal Comune su proposta e in accordo con Intesa Sanpaolo, per il quale sono pervenute 209 proposte dall'Italia e dall'estero. Per la scelta finale, la commissione giudicatrice ha scelto sei progetti, di cui quattro premiati. Al vincitore è stato riconosciuto un premio di 12 mila euro. Il progetto vincitore che si è distinto, come riporta la motivazione, «perché è basato più sull'idea di togliere che di aggiungere, perché suggerisce una linea di manutenzione ispirata alla progressiva limitazione del traffico veicolare», punta alla creazione di un'estesa area a pedonalità privilegiata e a un sistema che colleghi e uniformi gli spazi marginali intorno alla piazza, come quello di largo Ghiringhelli o quello viario che porta dietro a San Fedele. L'idea di fondo è quella di una piazza come hub «vuoto», che favorisca l'incontro tra i cittadini e indirizzi i flussi del turismo culturale nelle direzioni delle numerose istituzioni disseminate nell'intorno. Ovvero, oltre al Teatro alla Scala e al museo teatrale, le Gallerie d'Italia nella ex Comit costruita da Luca Beltrami e, sotto la Galleria, verso i musei di piazza Duomo. La piazza dovrebbe diventare una sorta di reception all'aperto dell'isola culturale nata al suo intorno, che si completerà con il recupero di Casa Manzoni all'angolo estremo dell'isolato. È l'idea che coltiva e sostiene il principale promotore di questa trasformazione culturale e urbanistica di Milano, il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli. «Un ripensamento della piazza si rende necessario in considerazione della multifunzionalità che quest'area è andata acquisendo e che la rende un imprescindibile luogo pubblico d'incontro della comunità. Piazza Scala è uno dei centri di gravitazione di Milano, dove, come in una moderna agorà, si concentrano servizi e attività, svolte all'interno dei palazzi che vi si affacciano: attività civiche, commerciali, istituzionali, culturali ed espositive. La piazza dovrebbe diventare ha affermato proprio Bazoli quasi l'estensione naturale, vorrei dire un naturale foyer , di tali molteplici realtà e attività civiche, culturali e espositive». Resta sospesa, però, l'attuazione di questo concorso. Solo si è deciso che, nel caso in cui il Comune procedesse a ulteriori sviluppi finalizzati alla fattibilità, si affiderà al vincitore l'incarico per le successive fasi. Può essere un primo impegno per la futura amministrazione.