Presentata una ricerca dello Iuav che fa il punto sulle trasformazioni e punta anche alla residenza VENEZIA. L'Arsenale di Venezia «legato» alla città, rendendolo finalmente pienamente accessibile ai veneziani - e ai turisti - riorganizzando i suoi accessi. E prevedendo all'interno di esso anche una spazio per la residenza - l'ex Caserma dei Sommergibilisti è il luogo più indicato - per farlo vivere in continuità. È uno degli obiettivi della ricerca dell'Iuav «Arsenale di Venezia. Da luogo separato a nuova centralità urbana», realizzata con il Comune e la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia che è stata presentata ieri nella sede dell'ateneo di architettura all'ex Cotonificio di Santa Marta. Una ricerca che di fatto aggiorna quella importante condotta con il suo gruppo di studio dal professor Valeriano Pastor alla fine degli anni Ottanta e che dà conto delle profonde trasformazioni interne dello storico complesso negli ultimi 35 anni, alla vigilia dell'attuazione del masterplan già elaborato dal Comune per il riuso dell'Arsenale. La nuova ricerca - che diventerà presto un volume - è stata svolta dal gruppo di lavoro guidato dal professor Stefano Rocchetto del Dipartimento di Culture del progetto di Iuav - composto da Monica Bosio, Claudio Menichelli, Valentina Gambelli e Tommaso Fornasiero - che l'ha presentata anche con il direttore del Dipartimento Carlo Magnani. Per la prima volta è stata messa a sistema la mole di dati custoditi da Comune di Venezia, Soprintendenza ai Beni Architettonici e paesaggistici, Magistrato alle Acque, Biennale, Marina Militare e Demanio per fotografare la situazione attuale, partendo dalle trasformazioni attuate negli ultimi 40 anni. Un lavoro puntuale di analisi e schedatura degli interventi (con tanto di costo e finanziatori per ogni immobile), che rende conto delle potenzialità di un insieme di spazi (il 75 del totale) tornati in possesso dell'amministrazione comunale nel febbraio 2013. Il lavoro di ricerca si è organizzato intorno a due principali obiettivi. Il primo è la restituzione dello stato di fatto attuale dell'Arsenale di Venezia, interessato, a partire dagli anni '80, che ne hanno indubbiamente determinato una modificazione fisica rilevante. Il secondo obiettivo è stato quindi quello di verificare le possibili metodologie di intervento, nell'ipotesi di una trasformazione dell'Arsenale in senso urbano, come complesso aperto alla città ed ad essa integrato. Sono state individuate delle "aree strategiche" (tra cui tre "porte" da aprire verso la città: Campo della Celestia, Casermette e Area Fonderie), individuati proprio per la loro capacità di determinare un nuovo modo di "abitare" l'interno dell'Arsenale. Dall'analisi emergono i 28 interventi attuati nel corso degli ultimi decenni e i 65 mila metri quadri di copertura di spazi restaurati (ben 6,5 ettari), con investimento di molti milioni di euro, in gran parte pubblici. «Con questi ricerca - ha sottolineato Magnani - non sono stati elaborati progetti, ma vengono fornite indicazioni sulle aree che presentano criticità».(e.t.)