IL GAZZETTINO Venezia II futuro dell'arte italiana è nelle Fondazioni d'arte. Lo Stato non è in grado infatti di assicurare la completa fruizione dei Beni artistici, così come non riesce ad acquisire nuove collezioni d'arte contemporanea per la mancanza di finanziamenti necessari. La soluzione è in una stretta collaborazione tra pubblico e privato. Ne è fermamente convinto il ministro per i Beni e le attività culturali Rocco Buttiglione che ieri a Venezia, alla Fondazione Giorgio Cini, ha preso parte al convegno "Costruire le collezioni - Fondazioni e banche per l'arte contemporanea", promosso dalla Fondazione Crt di Torino. «Oggi le fondazioni diventano dei partner fondamentali per la nostra politica di preservazione dei beni culturali - spiega Buttiglione -. Noi abbiamo il più grande patrimonio culturale del mondo, 4 milioni e 700 mila beni culturali registrati, altri 60.000 attendono di essere compiutamente registrati ed iscritti e naturalmente le nostre disponibilità sono ridotte. Noi contiamo molto sulla collaborazione con le fondazioni, dentro un sistema che vede sempre fondamentale il ruolo dello Stato e vede molto importante anche il ruolo delle Regioni, delle Province, dei Comuni. Stiamo anche cercando di costruire delle joint venture, che sono fondazioni di un altro tipo, con le banche in modo di realizzare il massimo coordinamento degli sforzi». Importanti le finalità di questa collaborazione: in primo luogo la fruibilità delle opere d'arte. «Abbiamo le opere ma spesso mancato le condizioni che aiutano il pubblico a godere dell'opera - continua Buttiglione - È necessario avere un adeguato sistema di informazione, altrimenti manca un contatto, si guarda senza vedere l'opera. Il museo deve divernire una grande e meravigliosa avventura -per il visitatore giovane ed adulto, non deve essere luogo di noia». Altro problema è l'acquisizione dell'arte contemporanea: lo Stato ha ampi spazi da mettere a disposizione, e, attraverso la collaborazione con le fondazioni, Buttiglione spera di reperire le energie necessarie per fare acquisizioni in Italia. «Abbiamo un'arte giovane di grande interesse alla quale manca completamente il mecenatismo pubblico - conclude il ministro - Essere selezionati da un grande museo è un importante fattore di promozione nel mondo. In questo senso una prima critica viene alla Biennale: gli italiani selezionati sono troppo pochi. Commenti sulla qualità solo dopo la necessaria visita». Di ben diverso avviso è il critico d'arte Vittorio Sgarbi: «Torino, con la fondazione Crt, è schiava di una dimensione internazionale dell'arte per cui si devono comprare sempre le solite cose. Non c'è niente che corrisponda un'identità. Le fondazioni comprano sempre le stesse cose, merde internazionali. Il Crt di Torino ha il vantaggio di comprare merde italiane. La Biennale sceglie la solita pappa internazionale e non include la mostra di Freud, che è il più grande artista vivente. Con ciò la Biennale dimostra di essere fatta dalla solita "mafia" che con i soldi delle delle fondazioni bancarie compra la solita roba, m......