L'immagine dei frati che raccolgono erbe e distillano elisir fa dimenticare quella dei frati appassionati d'arte: pittori, fotografi o collezionisti. Il Museo dei Beni culturali dei Cappucini, aperto a Milano due anni fa, ha già raccontato diverse di queste storie e l'ultima, illustrata nella mostra in corso in via Kramer, sembra il canovaccio per un romanzo sul genere de «II nome della rosa». Poco o nulla si sa, infatti, di come, nella seconda metà dell'Ottocento, si sia costituita a Genova una incredibile raccolta di 250 dipinti barocchi, quasi tutti di scuola ligure e lombarda, finiti poi in un convento a Voltaggio, e lì chiusi e quasi dimenticati quando anche gli ultimi frati abbandonarono i sacri muri. A Milano sono state portate una trentina di opere fra cui uno splendido San Pietro dipinto dal Grechetto, tre quadri di Bernardo Strozzi, cappuccino lui stesso e campione del Barocco genovese, una grande pala di Paolo Pagani, curioso pittore lombardo non rappresentato in alcun museo milanese, e poi lavori di Andrea Lanzani, Gioacchino Assereto, Pietro Paolo Raggi: tutti nomi che, per gli appassionati di Barocco, equivalgono ai Beda, Fasciano, Aldhelm di Malmesbury scoperti con gioia da frate Guglielmo da Baskerville nella biblioteca segreta dell'abbazia de «II nome della rosa». L'artefice della collezione di Voltaggio era un padre cappuccino, Pietro Repetto, nato in quel paese fra Liguria e Piemonte nel 1820 e morto a Genova nel 1905. Per quarant'anni mise insieme una raccolta di quadri di soggetto esclusivamente sacro e di epoca barocca, proprio mentre tutti si liberavano del Seicento per comprare il primo Rinascimento. Erano gli anni in cui anche l'Accademia Carrara di Bergamo, per esempio, vendeva all'asta i prppri quadri barocchi e sia privati come Gian Giacomo Poldi Pezzoli sia musei come la National Gallery di Londra, davano la caccia solo ai maestri del '400 o del primo '500. A padre Repetto bastavano così poche lire per arricchire la propria «sacra pinacoteca». Quello che non sappiamo è però dove prendesse queste lire e dove comprasse i quadri. Per ora non sono stati trovati documenti che ricostruiscano la provenienza delle opere: probabilmente la maggior parte fu regalata da famiglie genovesi benestanti, altre furono acquistate grazie a offerte ed elemosine, altre ancora provenivano forse dalle numerose soppressioni di ordini religiosi. Ma i quadri non sono l'unica sorpresa lasciata da padre Repetto. Nel 1997, durante una perlustrazione del convento, in una ex cella trasformata in ripostiglio, fu ritrovata la strepitosa collezione di 140 statuine del presepe dello scultore settecentesco Anton Maria Maragliano. Si credevano disperse per sempre, invece erano ancora lì, perfettamente vestite con i loro preziosi tessuti genovesi, come testimonia il piccolo drappello arrivato a Milano. MUSEO DEI BENI CULTURALI CAPPUCCINI, via Kramer 5, Milano, ore 14.30-18.30, giovedì 10-18.30, lunedì chiuso, ingresso libero, tei. 02.77.12.23.21, fino al 27 luglio