In quella casa, d'estate, andava a giocare sotto il pergolato con i tre fratelli, Gigi, Pippo, Eugenio e la sorella, l'amatissima, Marion. Lì rimase a vivere sua madre, da lì partì lui Sandro Pertini, il presidente della Repubblica più amato di sempre, il presidente che a 18 anni fresco di diploma di maturità classica, era stato segnalato alla polizia, per i suoi proclami pubblici nella piazza davanti alla chiesa. Adesso quella casa, Casa Pertini, a Villa San Giovanni (frazione di Stella), piccolo borgo di 3.200 anime sulle colline di Savona, rischia una brutta sorte. Perché ha 180 anni di vita, ha bisogno di restauri soprattutto alle due facciate, una in lastre di ardesia, l' altra in pietra, che cadono a pezzi. Per ora le finestre della facciata con le ardesie, sono sbarrate dalle impalcatura a conchiglia, fatte per raccogliere i pezzi che si staccano, e di questa cura costosa si occupa il Comune perché il sindaco, Marina Lombardi, ha deciso che la casa del Presidente non può sgretolarsi. Ma non basta. Elisabetta Favetta, custode del Museo Pertini ospitato dentro la casa, sottolinea: «È intervenuta anche la Sovrintendenza per le ardesie e per come vanno risistemate, in totale la spesa sarà intorno ai 100 mila euro». Una somma enorme per chi, come il Museo, ha nello statuto il divieto di maneggiare denaro. Un omaggio al Presidente che nell'onestà aveva scelto di vivere. E che l'onestà, intesa come base dell'etica, segnalava come prima, indispensabile, virtù civile e civica. Così i visitatori che s'arrampicano fin quassù, tutto l'anno, sono tanti e molti stranieri, per vedere una delle pipe di Pertini , o le sue bocce chiuse nell'astuccio di cuoio, o il pesante cappotto con cui andava in giro e poi libri, foto, ricordi di casa, non pagano alcun biglietto. Lasciano solo, se lo vogliono, la loro testimonianza, spiegano che effetto fa entrare nella casa di un politico con un carattere certo non facile: iracondo, a volte burbero, ma coraggioso, onesto. Indomabile. Amatissimo dagli italiani che seppe tenere uniti in uno dei passaggi più difficili e complessi della storia d'Italia nel Novecento: il terrorismo, il caso Moro e poi, anche se in altro modo, la morte di Enrico Berlinguer, dove tutti lo videro piangere perché "quel ragazzo" se n'era andato così. Lui che mai era stato tenero con il Pci. La storia della sua casa, in fondo, è travagliata come la prima parte della sua vita. Quando lui si ribella al fascismo, diventa un protagonista della Resistenza è costretto all'esilio, al carcere. A Villa San Giovanni resta la madre, Maria Muzio, figlia di notai come notaio era suo marito, Alberto Pertini, morto troppo presto. Maria Muzio resta nella grande casa che si affaccia sulla vallate e sul borgo. Sotto il pergolato gioca Sandro da piccolo, nella sua stanza studia per la maturità classica, dopo il liceo a Savona e prima di andar via, a Genova, per l'Università. Da qui la madre scriverà per chiedere la Grazia per il figlio in carcere come "antifascista e sovversivo", un gesto, la richiesta di grazie, che Sandro Pertini rinnega. E' una storia travagliata quella di casa Pertini-Muzio, perché la propietà viene divisa, c'è chi vuol tenerla e chi no, alla fine sarà la Regione con 180 mila euro a pagare il piano dei "saloni" dove i Pertini ricevevano amici e autorità, il piano che ora ospita il Museo dove gli arredi sono quelli dell'epoca donati da chi li aveva ricevuti in eredità. Erano i primi anni Duemila, il secolo che non è riuscito a appannare l'affetto, la stima verso il Presidente. Si capisce dalle frasi scritte sul libro dei visitatori, si capisce dal fatto che anche un presidente di Regione di centrodestra come il neo eletto Giovanni Toti, sia pure di origini socialiste, ha citato Sandro Pertini nel suo discorso di insediamento. È a lui che la curatrice del Museo vuole chiedere aiuto. E spiega il perché: «La parte di casa dove siamo noi come associazione e dove c'è il Museo è quella già acquistata dalla Regione, che è la proprietaria, quindi sta alla Regione decidere se, a chi e con quanti soldi realizzare i lavori». Quanti euro? Prima si parlava di 50.000, e la vecchia giunta li aveva già approvati come spesa, poi, con l'intervento della Sovrintendenza che vuole precise garanzie di un restauro efficace e corretto, pare che la cifra sia raddoppiata. Elisabetta Favetta precisa: «A noi non interessa, non siamo i proprietari, per statuto non possiamo maneggiare denaro». E così sfuma l'idea di una sottoscrizione popolare. La curatrice conferma: «Ho avuto un incontro con il Prefetto, penso che per il bene che tutti vogliono al Presidente, raccoglieremmo i soldi, ma noi non possiamo neppure sfiorarli e allora? E' una strada molto difficile». Di qui l'appello al neopresidente della Regione Giovanni Toti, che proprio oggi guiderà la sua prima giunta. Il d-day per casa Pertini, per il museo del Presidente sarà il 25 settembre, il giorno della sua nascita. O meglio quasi una settimana prima, il 19 sempre di settembre perché a Stella si è scelto di festeggiarlo, anno dopo anno, il sabato prima del 25. È una giornata di festa vera, con il Prefetto, il Questore, la banda, la sfilata. Ecco, mentre si festeggia un concittadino tanto illustre, si capirà se la sua casa con i muri verdi di edera, i saloni con le piastrelle delle antiche case borghesi liguri, resterà museo. Perché se continuano a staccarsi pezzi di intonaco c'è rischio per i visitatori. Se nessuno rifà quelle due facciate, il Museo dovrà chiudere. Non si potranno più immaginare le gare a bocce di Sandro con gli amici, o guardare le lettere scritte alla madre dal carcere. Neppure le foto di un giovane ragazzo con il sorriso furbo che diventerà un grande presidente. Anzi il Presidente degli italiani. Peccato, se così fosse.
STELLA S.GIOVANNI-Casa Pertini, appello a Toti: "Ci aiuti a restaurarla"
La casa di Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica, a Villa San Giovanni (Savona), è in pericolo di sgretolarsi. La proprietà è stata divisa e la Regione ha deciso di realizzare un piano di restauro per 180 mila euro. Il Museo Pertini, ospitato nella casa, ha bisogno di finanziamenti per il restauro, ma la curatrice del Museo, Elisabetta Favetta, non può maneggiare denaro. L'appello al neopresidente della Regione, Giovanni Toti, è stato fatto per raccogliere fondi per il restauro. La casa è stata scelta per essere festeggiata il 19 settembre, giorno della nascita di Pertini, e si spera che la sua casa possa essere salvata.
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