VENEZIA. Prima commercialista, poi imprenditore. Ma soprattutto amante della laguna e dell'ambiente. È mancato all'età di ottant'anni il conte Aurelio Foscari Widmann Rezzonico, discendente di una delle più note famiglie patrizie veneziane, nel cui albero genealogico si incontra anche un doge (Francesco Foscari), rimasto alla guida della Repubblica per 34 anni e mezzo prima di essere costretto ad abdicare. Figlio del conte Ludovico Foscari, lascia due figli, Orsola e Filippo, una nipote e la seconda moglie Annamaria Valeria Pasquini, sposata dopo la morte della prima, Elsa Montagnini. «Era un personaggio irrequieto lo ricorda l'amico Sergio Camerino, avvocato uno sportivo e un conoscitore della laguna». Aveva abbracciato la causa ambientalista e di recente aveva scritto contro le grandi navi che gli passavano davanti alle finestre alle Zattere. Si era espresso anche contro il Mose, tanto che il Consorzio Venezia Nuova lo aveva trascinato in Tribunale chiedendogli mezzo miliardo (di lire, erano gli anni Novanta) di danni per averne danneggiato l'immagine. All'epoca era presidente dell' «Associazione Difesa della Laguna» che aveva fondato per denunciare gli interventi in laguna nord a Saccagnana e a Lio Piccolo dove tra l'altro aveva una residenza e un'attività ricettiva. Si era laureato in Economia e commercio a Ca' Foscari. «E' stato anche "doge degli studenti" - ricorda Aurelio Olivetti, presidente della Bassani spa mio padre era un grande amico di suo padre, tanto che appena si è laureato è entrato nel collegio sindacale della Bassani». Poi aveva lasciato la professione di commercialista per dedicarsi al ruolo di imprenditore con un'azienda di piastrelle, una di giocattoli e l'attività ricettiva. All'età di quarant'anni è stato vittima di un brutto incidente in moto che lo ha segnato, racconta chi gli è stato vicino. «Con la morte di Aurelio viene a mancare un pezzo di Venezia dice Arrigo Cipriani, amico di gioventù la famiglia Foscari è una famiglia semplice, senza troppe arie: insomma Aurelio era un aristocratico vero».