VENEZIA. Il ponte di Rialto, un malato più grave del previsto, per colpa del tempo ma anche di restauri sbagliati fatti negli anni Settanta. A cominciare da quando per inserire nuove tubature è stato danneggiato il sistema di smaltimento delle acque, ovvero quella canaletta in mattoni grande venti centimetri per venti sistemata sotto la pavimentazione che ha il fondamentale compito di raccogliere l'acqua piovana e scaricarla. «La canaletta è stata compromessa per aggiungere sottoservizi spiega Mario Massimo Cherido a capo dell' Ati Lares, Lithos Setten che si è aggiudicata il bando per il restauro del ponte così per anni è percolata acqua che attraverso le malte antiche ha formato quella calcite bianca che si nota nell'intradosso del ponte». Le conseguenze non sono solo quelle venature bianche che si notano passando in vaporetto sotto il ponte, ma anche le fessurazioni della pietra. Nell'intervento degli anni Settanta è stato usato il cemento, materiale molto in voga in quegli anni, per consolidare i sottoservizi. Risultato? Ora rimuovere la pavimentazione del lato Nord sarà molto più complicato. Finora sono stati mappati e rimossi in due settimane i gradini in pietra molassa e le alzate in pietra di Prun della rampa sud est: sono un centinaio del peso di venti o trenta chili l'uno che nella notte tra martedì e mercoledì sono stati trasportati nel laboratorio di Mogliano per il restauro. L'operazione si è svolta regolarmente secondo i piani. Tempo un paio di mesi e i gradini verranno rimontati, poi toccherà a quelli della scalinata Nordovest. A causa delle difficoltà provocate dal cemento però in accordo con la direzione lavori gli architetti Roberto Benvenuti e Alberto Chinellato e Ilaria Cavaggioni della Soprintendenza si è scelto di anticipare i tempi della rimozione. «Stimiamo che ci vorrà più di un mese per rimuovere e scavare la gradinata nordovest e lo stesso sarà per quella sudest», spiega Cherido. Mentre i gradini sono in laboratorio saranno eliminati i sottoservizi dismessi mentre le imprese interessate sostituiranno quelli attivi. Si lavora in contemporanea anche sulla parte elevata, ora tocca a quella sudest tra il consolidamento dei sei negozi, il tetto, l'edicola centrale fortemente ammalorata per colpa di travi e legni marci. Si lavora anche sulle balaustre, molto rovinate. Cherido spiega infatti che «sono tutte fratturate anche a causa dei precedenti interventi in quanto è stato utilizzato cemento per fissarle nella base e nella cimasa, un materiale troppo rigido che non asseconda i movimenti e crea lacerazioni. Noi utilizzeremo il più elastico piombo fuso». Il mistero della colorazione del ponte invece non è ancora stato svelato: durante le indagini sono state scoperte tracce di colore rosso e i campioni sono stati inviati in laboratorio per capire a quando potesse risalire.