Tra gli emendamenti al dl enti locali rispunta l'idea Anci di tassare i passeggeri di aerei e navi. Tassa sui viaggiatori, ci risiamo. Finanzierà le città metropolitane, ma si pagherà dovunque Il tanto temuto balzello sui passeggeri servirà a finanziare le neonate città metropolitane. Appena istituite ma già con i conti in rosso a causa dei debiti ereditati dalle vecchie province. E così, quello che a molti sembrava un vecchio progetto dell'Anci destinato a restare solo sulla carta, anche a causa di una certa dose di impopolarità dovuta alla crisi economica e all'impatto negativo sul settore turistico, è stato rispolverato. E ufficialmente inserito dall'Associazione dei comuni nelle proposte di emendamento al decreto enti locali (dl 782015) consegnate ieri in audizione al senato. Il balzello sarà di un euro, elevabile fino a due euro, a discrezione degli enti. E se palazzo Madama dovesse accogliere la proposta dei sindaci dovrebbe scattare dal 1 ottobre 2015. Chi dovrà pagarlo? Non solo i passeggeri che si imbarcano negli aeroporti e sbarcano nei porti situati all'interno delle città metropolitane. Rispetto alle prime bozze, anticipate da ItaliaOggi il 2132015, l'ambito di applicazione del nuovo tributo è stato notevolmente ampliato includendo «anche gli imbarchi e gli sbarchi di passeggeri in porti e aeroporti siti nella regione di appartenenza della città metropolitana, ma fuori del rispettivo confine amministrativo, nella misura fissa di un euro per passeggero». In pratica, anche chi si imbarcherà a Malpensa o a Orio al Serio dovrà pagare l'addizionale, nonostante i due scali siano ben lontani dal territorio della città metropolitana di Milano. Stesso discorso per i passeggeri degli aeroporti di Verona, Treviso, Rimini, Pisa, Brindisi, Lamezia Terme, Crotone, Alghero, Olbia, Trapani. Nonostante siano al di fuori dei confini delle città metropolitane di riferimento (Venezia, Bologna, Firenze, Bari, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo, Catania e Messina) questi scali dovranno far pagare il tributo ai passeggeri, anche se in questo caso l'importo sarà fisso (un euro). L'unica differenza sarà nella ripartizione del gettito. Negli aeroporti ricompresi nei territori metropolitani, l'addizionale andrà per l'80 all'ente di riferimento e per il restante 20 al bilancio dello stato che la farà confluire in una sorta di fondo da attribuire ai neonati enti secondo criteri che verranno definiti in Conferenza stato-città. In questo plafond confluirà anche l'85 degli importi pagati nei porti e aeroporti situati al di fuori dei confini metropolitani, mentre il restante 15 resterà sul territorio e sarà assegnato al comune ove hanno sede gli scali per essere destinato alla manutenzione delle infrastrutture e al miglioramento dell'offerta turistica. Il balzello sul traffico aereo e quello sui passeggeri delle navi si differenzieranno per natura e modalità di riscossione. Nel primo caso si tratterà di un'addizionale sui diritti di imbarco che sarà riscossa a cura dei gestori dei servizi aeroportuali, nel secondo di un'imposta di sbarco che toccherà alle compagnie di navigazione riscuotere. Esse saranno responsabili del pagamento con diritto di rivalsa sui soggetti passivi. L'imposta di sbarco non sarà dovuta dai residenti, dai lavoratori e dai pendolari. Oltre a queste esclusioni, le città metropolitane potranno prevederne di altre con apposito regolamento. Sempre allo scopo di consentire l'avvio dei nuovi enti, gli emendamenti Anci chiedono di sterilizzare il divieto di assunzioni a termine (per garantire la continuità dei servizi) che colpirebbe le città metropolitane non in regola con il patto di stabilità 2014. E propongono una rimodulazione del Patto 2015 che riduca gli obiettivi di circa 104 milioni di euro rispetto alla soglia individuata dalla legge di stabilità.