Il parodosso dei dipendenti dell'ex Provincia di Roma «Attendiamo istruzioni da gennaio e giochiamo al pc». La volontà non manca «Siamo personale specializzato costretto a non far niente» In molti hanno chiesto di essere trasferiti. Nessuna risposta. «Siamo arrabbiati perché siamo personale altamente qualificato e vogliamo lavorare. Le istituzioni? non si degnano di rispondere». I dipendenti dell'ex Provincia di Roma, ora ente Roma Città metropolitana, aspettano da mesi che qualcuno dica loro di cosa occuparsi. Nel frattempo passano le loro giornate negli uffici di palazzo Tre Cannelle, alle spalle di palazzo Valentia, «a rigirarsi i pollici», parole loro, che non vogliono «essere etichettati come fannulloni» perché «non lo siamo mai stati». Timbrano il cartellino ogni giorno, il tasso di presenza è altissimo ma non fanno nulla. Per comprendere il paradosso di questa vicenda occorre fare un passo indietro. Con la riforma Delrio, che prevede il riordino dell'assetto territoriale, il 31 dicembre 2014 la provincia di Roma è stata abolita. Le deleghe importanti con portafoglio di spesa come polizia provinciale, cultura, turismo e formazione professionale, passano alla Regione Lazio che, però, di assorbire il personale ex provincia non ne vuol sapere. Dal 1 gennaio 2015 si inizia a parlare di città metropolitana, ente di secondo livello. Il sindaco metropolitano è di diritto quello del capoluogo, Ignazio 44 Dirigenti riconfermati Dal 1 luglio insieme ad altre 190 posizioni apicali. Per loro non è prevista la rotazione imposta dalle nuove norme anticorruzione Marino. I membri del consiglio metropolitano non sono più eletti dal popolo ma dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni dell'ex provincia di Roma. I vitalizi e i benefit accessori vengono messi al bando. Essendo stati aboliti i gettoni di presenza, i consiglieri non dimostrano alcun interesse ad ottemperare alle funzioni istituzionali. Dunque la macchina organizzativa che ruota attorno al lavoro delle commissioni consiliari, si ferma. Escluse quelle di statuto e trasparenza, previste per legge, le altre si formano su carta solo il l luglio 2015. Da gennaio ad oggi, poiché prima che le commissioni siano operative occorre passare dalla conferenza dei capigruppo, i dipendenti sono fermi. Le giornate? quando va bene le passano ricopiando qualche atto che la regione invia loro, altrimenti c'è Facebook, i giochi virtuali, la musica, il costante controllo delle mail personali. «Va sottolineato - dice Fabiana Attig, responsabile Ugl del personale- che non abbiamo stampanti che funzionano, l'aria condizionata è rotta. Io porto da casa la pen-drive dove copio i file che stampo per conto mio. Noi - prosegue - da un anno siamo appesi all'amo per volontà politica. Siamo sviliti, maltrattati e non presi in considerazione. Le commissioni non lavorano, entro il 31 luglio occorre approvare il bilancio di previsione e, ad oggi, non circola alcun documento. Nel bilancio ci sono i capitoli di spesa destinati al pagamento degli stipendi. Quindi non sappiamo nemmeno se verremo pagati». Ma le anomalie non finiscono qui. Molti dipendenti, pur di lavorare, hanno chiesto, con una lettera inviata al ministero dei Beni Culturali, di passare nei settori in cui c'è carenza di personale (L'inchiesta de ll Tempo sui siti archeologici chiusi ai turisti aveva documentato come molti siti minori siano chiusi per insufficienza di personale). Dai Beni Culturali nessuna risposta. Idem per altri enti come le Capitanerie di Porto. «Nessuno si degna di risponderci - dichiara la Attig. Siamo frustrati, demotivati. Viviamo una condizione di disagio inaccettabile. Siamo 2700 persone che non sappiamo che fine faremo». Mentre i dipendenti dell'ex provincia di Roma vivono nel limbo, costretti a non lavorare e senza certezze, il 1 luglio scorso l'esercito dei dirigenti (44) è stato riconfermato - senza peraltro ruotare così come prevede la norma anticorruzione - con 190 posizioni organizzative, ossia dipendenti al seguito dei dirigenti. Paradossi di Roma Città Metropolitana.
ROMA - Noi, pagati per non lavorare
I dipendenti dell'ex Provincia di Roma, ora Roma Città Metropolitana, aspettano da mesi di istruzioni su cosa occuparsi. Molti chiedono di essere trasferiti, ma non ci sono risposte. I dipendenti sono personale altamente qualificato e vogliono lavorare, ma le istituzioni non si degnano di rispondere. I dipendenti passano le giornate negli uffici, ma non fanno nulla. La provincia di Roma è stata abolita con la riforma Delrio e le deleghe passano alla Regione Lazio, ma non si vuole assorbire il personale. La città metropolitana è stata creata, ma i dipendenti non sanno cosa fare.
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