Turismo incivile, il paragone scatena le polemiche. Interrogazione al ministro di Martella VENEZIA. «Non vogliamo fare la fine di Venezia». Cioè essere sommersi da orde di turisti dai comportamenti tutt'altro che educati, ubriacature, party selvaggi. Parola del nuovo sindaco di Barcellona Ada Colau, che, come ha riportato ieri Repubblica, tra i primi atti della sua amministrazione ha sospeso le nuove licenze di alloggi, sia per gli hotel di lusso che per appartamenti e affittacamere nel tentativo di bloccare l'incremento di flussi turistici nella capitale catalana. Fin qui tutto nei legittimi poteri di un sindaco. Se non fosse che come esempio di turismo incivile e problematico la sindaca di Barcellona ha usato Venezia. La frase dell'amministratrice neo eletta del partito «Podemos» è rimbalzata dai social network alle scrivanie di politici e amministratori, con contorno di polemiche e proteste. Tanto più che arriva a pochi giorni dal servizio della televisione francese France2 molto critico sulla città e sul metodo del «doppio prezzo» (turisti e residenti) applicato su trasporti, toilette e magari nei bar. Non a caso l'osservazione del sindaco di Barcellona è planata anche sui banchi del Parlamento con un'interrogazione al ministro della cultura e al sindaco Luigi Brugnaro a firma del vice presidente del gruppo Pd alla Camera Andrea Martella. «È una dichiarazione lesiva dell'immagine di una delle città più belle al mondo e tra i principali poli di attrazione turistica del nostro Paese - protesta il deputato - Quelle del neo sindaco di Barcellona sono parole che necessitano di un chiarimento». «Mi auguro che anche il sindaco di Venezia, così attento all'immagine della città, voglia replicare e intervenire in merito. Ritengo sia doveroso tutelare nelle dovute maniere Venezia e il comparto turistico». Che le due città abbiano diverse cose in comune si sa, e non sono solo l'usanza dei cicchetti o tapas detta alla spagnola, o il recente gemellaggio tra forze di polizia «Comisarías Conjuntas» che ha portato agenti della Guardia Civil in piazza San Marco. Già la scorsa estate Barcellona e Venezia erano state affiancate dalla stampa nazionale proprio sul tema del turismo: erano i giorni in cui in laguna fiorivano bivacchi, bagni nei canali, perfino la pipì fatta nel cestino delle immondizie di piazza San Marco e nella capitale catalana gli episodi di ragazzi italiani che scorazzavano nudi per le ramblas.