In dieci anni la provincia di Bergamo ha perso il 23 delle terre coltivabili. Un record negativo secondo Legambiente, che lancia un allarme sul consumo del suolo, dopo la cancellazione dei vincoli su altri 800 mila metri quadrati: «Il territorio non è infinito». Legambiente bacchetta la variante al Piano territoriale di coordinamento depositata dalla Provincia che toglierà il vincolo ambientale su 800 mila metri quadrati di campagna avviandoli a diventare case e capannoni: «Non è ancora passata la sbornia sostengono gli ambientalisti . Si continua a pensare che il territorio sia una risorsa infinita». Distribuite su 26 comuni, sono una sessantina le aree per cui viene chiesta la ridefinizione dei vincoli di tutela paesistica. A parte Mozzanica che ha chiesto di inserire il vincolo sui terreni che circondano un fontanile (370 mila metri quadrati), per il resto sono tutte domande per toglierlo. «Indubbiamente ci sono da risolvere degli errori tecnici del passato e aiutare realtà produttive che senza piccoli interventi sarebbero in difficoltà, come a Mapello premette Nicola Cremaschi, presidente provinciale di Legambiente . Però ci sono ancora dei punti che non ci convincono. I nostri tecnici stanno valutando situazioni come quella di Levate, dove era previsto il ripristino di un terreno e non ci sarà, piuttosto che lo scalo merci a Verdello o la maxi casa di riposo di Treviglio prevista nel parco locale». È la filosofia di fondo a lasciare perplessi gli ambientalisti: «Nonostante la legge 31 della Regione sul consumo dei terreni spiega Cremaschi permane quest'idea che il suolo sia illimitato. I comuni continuano a chiedere varianti con troppa leggerezza. Occorrerebbe una visione generale, un meccanismo di compensazione a livello provinciale: se si occupa un'area nuova in un posto, la stessa superficie si toglie da un'altra parte». Sul chi va là anche gli agricoltori. «Ricordo spiega Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo che dal 2000 al 2010 la nostra provincia ha perso il 23 delle terre coltivabili. È un record italiano. La crisi dell'edilizia ha rallentato questo processo, ma sono arrivate le grandi infrastrutture: Tav e Brebemi hanno occupato 5 milioni di metri quadrati. Non vorremo che questa variante fosse l'avvisaglia di un ritorno di fiamma. Il problema è che molte amministrazioni comunali vedono ancora nell'urbanizzazione dei terreni un modo per fare cassa con gli oneri». Nessuna cementificazione per il presidente della Provincia Matteo Rossi. «Si va in tutt'altra direzione ribatte . Nella variante sono inserite solo l'8 delle aree chieste dai Comuni. Vuol dire che abbiamo già tagliato il 92 delle richieste. Questo è stato fatto per la prima volta ascoltando tutti e seguendo anche un metodo nuovo e partecipativo, tirando una riga sul passato. Abbiamo fatto tre assemblee con ambientalisti, agricoltori e ordini professionali. Poi ho scelto di formare la conferenza per il Piano formata dai sindaci che attraverso l'ufficio di presidenza ha raccolto le indicazioni del territorio e ho adottato per decreto le loro conclusioni». Un lavoro che si è sommato a quello dei funzionari della Provincia e che era strettamente tecnico. «Ora comincia la parte politica precisa Rossi da qui a fine settembre quando la variante arriverà in consiglio per l'approvazione. Tolte la soluzione di errori e quelle situazioni puntuali che aspettano da troppo tempo una soluzione, ci atterremo alle sensibilità dei sindaci che mi sembra vadano nel senso di un'ulteriore riduzione del consumo di suolo».