L'area di Santa Viola a Bologna, dove lungo il Reno si sviluppò l'industrializzazione con aziende come Calzoni, Sabiem, Panigal, dove lungo la via Emilia si tirava sera con il torneo di bocce e la balera canticchiando Morandi prima, e Guccini poi, sta diventando uno dei poli dell'intervento privato a sostegno dell'educazione e della cultura. In quest'area, più di un anno fa, l'industriale Isabella Seragnoli, titolare del gruppo Coesia, ha inaugurato il Mast, un colosso di vetro e cemento progettato dal gruppo Labic aperto a dipendenti e cittadini per molteplici attività, dall'asilo nido al ristorante, dall'esposizione permanente alle mostre fotografiche sino agli spettacoli serali nel grande auditorium, per la programmazione del quale si è recentemente individuata una direzione artistica. Nei giorni scorsi, a questo polo che si fa largo tra le vecchie fabbriche e i palazzoni popolari, se ne affianca un secondo realizzato da un altro privato. Si tratta dell'Opificio della Fondazione Golinelli, novemila metri quadrati che l'industriale Marino Golinelli, presidente onorario del colosso farmaceutico Alfa-Sigma ha deciso di realizzare per concentrarvi i programmi educativi gratuiti che da un ventennio l'istituzione svolge in città. L'ultra novantenne Golinelli è un «giovane» eccezionale: self-made-man diventato leader nella farmaceutica, curioso e amateur d'arte, filantropo dall'88 quando istituì la sua fondazione con l'obiettivo di promuovere la formazione della cultura scientifica con programmi che si aggiungono a quelli scolastici. Ora, con 12 milioni di euro ha rigenerato una vecchia fonderia per far nascere la cittadella del sapere (aprirà ufficialmente il 3 ottobre). «La nuova costruzione è di novemila metri quadrati racconta Golinelli e ospiterà tutte le attività didattiche e la sede della Fondazione. Sorge in adiacenza all'area industriale di tre ettari occupata fino al 2008 dalla Fonderie Sabiem». Dal 2000 a oggi le attività della Fondazione Golinelli hanno coinvolto quasi un milione di persone e i nuovi spazi saranno in grado di accoglierne più di 150 mila all'anno. L'Opificio è stato progettato da Diverserighestudio (architetti Simone Gheduzzi, Nicola Rimondi e Gabriele Sorichetti) e costituisce un intervento di «rigenerazione urbana». I programmi della fondazione, per avere un'idea, sono: Scienza in pratica, che offre agli adolescenti l'opportunità di fare sperimentazioni in laboratorio; Scuola delle idee, che è uno spazio interattivo finalizzato a valorizzare la creatività di bambini e ragazzi dai 18 mesi; Educare a educare, programma per formare gli insegnanti nel campo delle tecnologie e Giardino delle imprese, che propone attività formative per avvicinare i giovani all'imprenditorialità, fino alla realizzazione di brevetti. L'aspetto rilevante di interventi come questi è la continuità della loro permanenza sul territorio attraverso una costante gestione. Bologna, dunque, riscopre la sua vocazione sociale nell'imprevista dimensione dell'impegno del ricco privato, quello che un tempo era il «padrone» o, peggio, il nemico «borghese» da abbattere. Questa nemesi felsinea non è certo un unicum . In Italia ci sono altri casi, l'importante è non immaginare questi privati come degli sportelli bancari. I nuovi filantropi «non sono bancomat», come ha affermato Sergio Urbani, segretario generale della Fondazione Cariplo, all'assemblea generale della European Foundation Centre. «Il filantropo moderno non mette solo a disposizione soldi, ma cerca di risolvere problemi di cui nessuno si occupa, tra cui la cultura o la formazione dei giovani, il welfare». Non ama erogare, ama gestire il patrimonio a favore degli altri. Nel mondo, la filantropia muove cento miliardi di euro, ha dichiarato Lester Salamon, direttore del Center for Civil Society Studies della Johns Hopkins University. Ma non mancano i paradossi. Uno dei principali interventi privati in corso è quello della Fondazione greca Stavros Niarchos che ha stanziato 566 milioni di euro per la costruzione di un centro policulturale ad Atene.