Una ventina di turisti sono rimasti fuori dai cancelli degli Scavi di Ercolano. La serrata è stata decisa, alle 13 di ieri, per mancanza di personale. Mancava un solo custode. Malato. «Vanificati i nostri sforzi», dice il sindaco. Napoli. Una ventina di turisti sono rimasti fuori ai cancelli, sbarrati all'improvviso. Senza capire, visto che nessuno riusciva a spiegare loro quello che stava accadendo. Sono stati dirottati su Pompei. La serrata degli scavi di Ercolano è stata decisa, alle 13 di ieri, per mancanza di personale. Dagli uffici della Soprintendenza si è riusciti ad avvertire in tempo i tour operator, mentre il grosso dei crocieristi era arrivato la mattina. Per fortuna i disagi sono stati ridotti al minimo, ma ciò non diminuisce la gravità di quello che è successo. E che prima o poi doveva accadere. Sono mesi che la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia non perde occasione per lanciare il suo appello al ministero dei Beni culturali: «Siamo pochi, non ce la facciamo ad assicurare le visite nei siti. Basta qualche malattia...». Ma Dario Franceschini ha ascoltato a metà. Mentre per il sito più grande e più importante ha inviato trenta distaccati dell'Ales (consorzio del ministero), per gli altri siti nessun rinforzo. Può anche andare bene per Stabia e appena appena per Oplontis (che ha incrementato i suoi visistatori negli ultimi mesi) ma non per Ercolano. E il «fattaccio», tra ferie e malattie, è accaduto ieri. Gli scavi sono stati chiusi per la mancanza di un (uno solo) lavoratore rimasto a casa perché malato. La Soprintendenza si è messa in moto, ha tentato di rimpiazzarlo con un «volontario» proveniente da un altro turno, ma sono arrivati tutti no. E gli altri siti? Un accordo sindacale - spiegano - impedisce di utilizzare addetti che lavorano in aree archeologiche diverse. In un comunicato la Soprintendenza «nell'amareggiarsi per i disagi causati ai visitatori, sottolinea la criticità della situazione che da tempo ormai grava sui siti archeologici vesuviani. La condizione di Ercolano è particolarmente complicata poiché per l'area archeologica sono disponibili solo 36 addetti alla vigilanza distribuiti su 5 turni (mattina, pomeriggio, notte, franco e riposo). Il che significa disporre di un massimo di 67 custodi per turno per un'area di 4,5 ettari, dotata di 3 ingressi, anch'essi da sottoporre a controllo. Questi numeri ci consentono normalmente di garantire la tutela del monumento, ma non l'ottimale pubblica fruizione, obbligandoci nel migliore dei casi a un'apertura a rotazione di alcune delle più significative domus del sito». E ieri, vista la mancata copertura del turno il sito è stato chiuso per «motivi di sicurezza». Il problema è la mancanza di turn over che non dipende dalla Soprintendenza ma dal ministero «che non consente un rimpiazzo di personale a seguito del pensionamento di quello in servizio». «La situazione - spiega il soprintendente Massimo Osanna - è già all'attenzione del ministro Franceschini e si sta provvedendo a mettere a punto una convenzione Ales ad hoc per Ercolano, al fine di garantire una soluzione definitiva e assicurare oltre alla tutela anche la massima offerta di visita dell'area archeologica». Immediate le reazioni. «È vergognoso che per la mancanza di un solo custode - spiega Antonio Irlando dell'Osservatorio patrimonio culturale - si chiudano gli scavi ai turisti. Come mai non si è applicata la mobilità trai vari siti della stessa soprintendenza. Ancora una volta la reputazione del nostro Paese è compromessa da incresciosi episodi come questo». Ma il rischio di chiusure improvvise si può correre anche a Pompei? La Soprintendenza assicura di no, soprattutto dopo l'arrivo dei trenta dell'Ales che ha permesso l'apertura di altre dieci domus. Ma se si guardano i numeri si capisce che il pericolo c'è. A Pompei ci sono 138 custodi. Di questi 14 restano fermi in sala di regia. La media è di 12 mila visitatori al giorno. Il rapporto è di 1 custode ogni 97 turisti. Quando si arriva al picco estivo delle 20 mila presenze il rapporto è di 1 a 161. Poi ci sono gli eventi eccezionali. Come il 5 maggio scorso, domenica ad ingresso gratuito con 33 mila visitatori. Quella mattina c'erano di turno solo 24 custodi. Niente male visto che gli ettari di area archeologica da controllare sono 66, cioè 782.583metri quadrati. Pompei, Ercolano, Oplontis sono siti che sorgono in luoghi dove la disoccupazione giovanile supera il 50 per cento. I concorsi sono bloccati eppure c'è bisogno di lavoratori per un patrimonio che invece di essere catalizzatore di sviluppo viene svilito. Come è successo ieri a Ercolano.