Gli Scavi di Ercolano ieri sono stati chiusi con largo anticipo. È bastato che uno dei custodi si ammalasse e il precario equilibrio su cui si basa una delle aree archeologiche più importanti d'Italia è saltato. Alle 13 gli aspiranti visitatori hanno trovato i cancelli sbarrati . La nota diffusa poi dalla Soprintendenza parla di decisione presa «a causa della carenza di personale di vigilanza», ed esprime amarezza «per i disagi causati ai visitatori» dalla «criticità della situazione che da tempo ormai grava sui siti archeologici vesuviani». Una situazione che, tradotta in cifre, prevede per Ercolano sei o sette custodi al massimo per ogni turno (mattina, pomeriggio, notte), incaricati di controllare tre ingressi e un'area di oltre quattro ettari. Così, si legge ancora nella nota, si riesce a «garantire la tutela del monumento, ma non l'ottimale pubblica fruizione, obbligandoci nel migliore dei casi a un'apertura a rotazione di alcune delle più significative domus del sito». Un disastro che conosce bene il ministro Dario Franceschini, già impegnato, assicura il soprintendente Massimo Osanna, nella ricerca di una soluzione. Che però ancora non c'è.