«OSTIA non è Dubai. Costruire isole artificiali ancorate alla costa non servirà a rilanciare il Lido. Lo sviluppo turistico deve coinvolgere l'intera città e non essere "emarginato" su un' isola». Paolo Orneli, delegato del sindaco per le Politiche del litorale, boccia la proposta dell'Assobalneari. L'isola beauty farm, l'isola parco marino, l'isola discoteca e quelle destinate ad accogliere il parco giochi per bambini e il termovalorizzatore non piacciono, almeno per il momento, al Comune di Roma. E non trovano consensi neppure alla Regione Lazio. «L'impatto ambientale sulla costa sarebbe devastante», spiega l'assessore all'Ambiente Angelo Bonelli. «Per il termovalorizzatore dovrà comunque essere la Regione a decidere il luogo dove costruirlo», gli ricorda il senatore Lodovico Pace. Palm Island, il faraonico progetto realizzato nel piccolo emirato che si affaccia sul Golfo Persico, ha contribuito a rilanciare il turismo a Dubai. Ma Ostia è divisa. Favorevoli alle isole artificiali è la maggioranza dei gestori degli stabilimenti balneari. «L'opera - spiega il presidente della Fiba Confesercenti Renato Papagni - potrà soddisfare le esigenze del turismo del Terzo Millennio e permettere a Ostia di vincere nel Mediterraneo la competizione con le spiagge "emergenti", quelle della Tunisia, di Cipro e Malta. Senza idee innovative e, soprattutto, senza offrire servizi competitivi Ostia non potrà far molto per far rilanciare il turismo». Secondo il delegato del sindaco «Ostia potrà rinascere turisticamente partendo dalla valorizzazione delle proprie peculiarità e non copiando formule che arrivano dall'estero, incompatibili con le esigenze del Mare di Roma». «Ostia - afferma Orneli - ha già un nuovo lungomare, numerosi stabilimenti hanno ammodernato le strutture e con il piano di utilizzazione degli arenili verrà aumentata la visibilità del mare. Lo sviluppo turistico sarà vincente se coinvolgerà l'hinterland lidense e non solo le spiagge. I visitatori potranno sì ammirare il mare ma dovranno sapere che c'è anche Ostia Antica, cioè il secondo sito archeologico per estensione dopo Pompei». «Costruire le isole artificiali - sottolinea l'assessore Bonelli - significa prelevare migliaia e di tonnellate di pietra e sabbia da montagne e colline per realizzare le fondamenta su cui poggeranno, un impatto ambiente insostenibile. Senza considerare che la dislocazione degli isolotti è destinata a modificare le correnti marine, incidendo sull'erosione della costa». «L'ipotesi di metterci sopra un impianto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, poi, è pura fantascienza», sostiene Bonelli.