Al cantiere restano i sigilli apposti quasi due anni fa. Delusa la speranza dei costruttori di poter riprendere i lavori I lavori per la costruzione del Crescent non potranno ripartire. Con un provvedimento depositato nella giornata di ieri il Tribunale ha rigettato l'istanza dei costruttori Rainone, lasciando i sigilli a un cantiere fermo ormai da quasi due anni, da quando il 18 novembre del 2013 il gip Donatella Mancini ne dispose il sequestro preventivo perché non potessero essere "aggravate o protratte" le conseguenze dei presunti illeciti. La richiesta di dissequestro era stata presentata dagli avvocati Agostino De Caro e Lorenzo Lentini, in forza del nuovo titolo edilizio rilasciato dal Comune dopo il via libera della Soprintendenza. L'atto municipale era arrivato a conclusione di un complesso iter con gli uffici di via Tasso, che aveva portato, oltre che al nulla osta paesaggistico all'approvazione di un piano attuativo ex novo e all'adozione di una variante per i due sub comparti, producendo per l'area di Santa Teresa una rinnovata disciplina urbanistica. Ma la nuove autorizzazioni non sono sufficienti, secondo la magistratura, a consentire la ripresa dei lavori. Parere negativo alla rimozione dei sigilli era già stato espresso a metà giugno dai pubblici ministeri Rocco Alfano e Guglielmo Valenti, e la tesi del "no" è stata condivisa dal Tribunale (presidente Cantillo in sostituzione dell'infortunato Siani, a latere Sorrentino e Cioffi) che con la decisione di ieri mette una pietra tombale sulla speranza dei costruttori, di ultimare l'edificio in tempi brevi, e su quelle di molti acquirenti, che hanno già versato la caparra e aspettano di entrare nelle abitazioni. Le motivazioni della pronuncia saranno note domani, ma secondo le indiscrezioni il "no" potrebbe essere fondato sul danno ambientale contestato dagli inquirenti, che in caso di condanna comporterebbe un ordine di ripristino dello stato dei luoghi, con la demolizione dell'edificio. Ora non può escludersi che gli imprenditori decidano di abbandonare il progetto, attivando la clausola contrattuale che accolla al Comune il rischio del contenzioso giudiziario e che potrebbe mandare in default le casse municipali. «Ogni anno paghiamo un milione di euro di interessi passivi agli istituti di credito, tremila euro al giorno ha dichiarato Eugenio Rainone, titolare della Crescent srl, all'indomani del parere negativo della Procura Ad oggi sono stati investiti circa 50 milioni di euro: 20 per l'acquisto dei diritti edificatori, 7 per gli oneri e 23 per parte della costruzione. L'opera è praticamente ultimata, ma abbandonata. Siamo tornati al degrado di vent'anni fa. È diventato un centro di bivacco e siamo costretti a sollecitare di continuo le forze dell'ordine». In tempi del processo saranno ancora lunghi. La prossima udienza è fissata al 14 luglio, per il controesane della presidente di Italia Nostra, Raffaela Di Leo, teste dell'accusa. Sul banco degli imputati ventidue persone: l'ex sindaco e presidente della Regione, Vincenzo De Luca, assessori, imprenditori e tecnici comunali. I reati contestati vanno dall'abuso d'ufficio, al falso ideologico e alla lottizzazione abusiva.
SALERNO - Crescent, no dei giudici al dissequestro
Il Tribunale ha rigettato l'istanza dei costruttori Rainone per la ripresa dei lavori sul progetto Crescent, lasciando i sigilli a un cantiere fermo da quasi due anni. La decisione è stata presa dopo un provvedimento depositato nella giornata di ieri, che ha rigettato la richiesta di dissequestro dei sigilli. La motivazione della pronuncia non è stata ancora comunicata, ma si ipotizza che il "no" sia fondato sul danno ambientale contestato dagli inquirenti. I costruttori hanno già investito circa 50 milioni di euro nel progetto, ma l'opera è praticamente ultimata e abbandonata.
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