ROMA «Questa città sta cambiando perché ci siamo noi, dobbiamo dirlo e sentire l'orgoglio». Dalle parole del sindaco di Roma Ignazio Marino si capisce che non c'è alcuna intenzione di mollare ma di «invertire la rotta» dal malaffare emerso dalle carte di Carminati e Buzzi. «Non sono stanco per nulla e non mi sono mai sentito più pieno di energie» esordisce il primo cittadino incontrando gli eletti del Pd in Campidoglio, assessori e consiglieri circoscrizionali, pronti a rinnovargli il sostegno. Ma a guastare la giornata della "fase due", c'è una città che, a leggere i sondaggi, gli volta le spalle. L'istituto Demos, che va a scandagliare l'umore dei romani sullo scandalo di mafia capitale e sull'operato dell'amministrazione, rivela che il 73 per cento non lo voterebbe, deluso dal lavoro svolto finora. E questo, nonostante solo un quarto dei cittadini lo ritenga responsabile del sistema di affari che ha inquinato la città. Sarà il prefetto Franco Gabrielli a dare un'indicazione su questo punto. La prossima settimana consegnerà al ministro dell'Interno la sua relazione sullo stato delle presunte infiltrazioni mafiose. Nessuna anticipazione se non un commento amaro: «Nelle carte ho trovato tutte cose già note, c'è tanta di quella roba che basterebbe e avanzerebbe per evidenziare il degrado di molti costumi». I cronisti non strappano una parola di più al Prefetto, già indicato da Renzi come la polizza di assicurazione dell'amministrazione in vista dei lavori per il Giubileo straordinario. «Sul piano tecnico non mi pare ci siano le condizioni per lo scioglimento» dice Alfonso Sabella, assessore alla legalità. E anche il commissario del Pd romano, Matteo Orfini, si mostra sereno sull'esito della relazione: «Attendiamo tranquilli e se vinceremo questa battaglia, inizierà un'altra fase che non ci deve portare, né a negare i problemi che ci sono, ma nemmeno a scaricarli solo sull'amministrazione Marino». Fiducia confermata, «anche di Renzi, - ha aggiunto Orfini - che ha dato un giusto stimolo, riconoscendo alla giunta l'eccezionalità sul terreno della legalità, che Marino è una persona per bene, ma è chiaro che serve un salto di qualità». Intanto l'Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha inviato alla Corte dei conti gli atti dell'ispezione sulla metro C di Roma ipotizzando danni all'erario. Queste le motivazioni: costi d'investimento saliti di 700 milioni a fronte di «un ridimensionamento del progetto»; 45 varianti, molte introdotte dopo rilievi archeologici senza «adeguate indagini preventive»; 65 milioni riconosciuti dopo un arbitrato a Metro C per attività «già ricomprese» nell'affido iniziale; «mancanza di trasparenza ed efficienza»; irragionevoli «vantaggi riconosciuti al contraente generale dell'opera».