Cosa ci svela la grande statua ritrovata negli scavi di Castro secondo il suo scopritore. L'eroe in fuga da Troia in fiamme arrivò sulle coste del Sud Salento Troia è in fiamme. Enea, principe di Dardania e alleato dei troiani nella sanguinosa guerra contro gli Achei, assiste inerme all'uccisione della moglie Creusa durante il sacco della città. Non ha tempo da perdere. Organizza una piccola flotta, prende con sé il padre Anchise, il figlio Ascanio, il fratellastro Elimo, la nutrice Caieta, alcuni servi, lo scudiero Acate, il trombettiere Miseno, il medico Iapige, i pochi guerrieri troiani sopravvissuti, tutte le statue degli antenati e si avventura per mare. Il suo viaggio verso una nuova terra dove poter vivere sarà lungo, durerà anni e lo porterà a fare tappa anche a Creta, ad Azio e nell'isola di Corfù, fino ad arrivare a Butroto, l'attuale Butrinto in Albania. Ma è l'Italia che Enea vuole raggiungere, il paese dove morirà l'anziano genitore e dove la sua stirpe darà vita alla Città eterna. E in Italia approda, con la sua gente, dopo un periglioso viaggio per mare. La costa si svela alle prime luci dell'alba, mentre rosseggia l'aurora, dopo una lunga notte di navigazione. «Da lungi scorgiamo oscuri colli e il basso lido dell'Italia Le invocate brezze rinforzano, e già più vicino si intravede un porto, e appare un tempio di Minerva su una rocca. I compagni ammainano le vele e volgono a riva le prore. Il porto è incurvato ad arco dalla corrente dell'Euro; i suoi moli rocciosi protesi nel mare schiumano di spruzzi salati, e lo nascondono; alti scogli infatti lo cingono con le loro braccia come un doppio muro, e ai nostri occhi il tempio si allontana dalla riva». Da cinque giorni, e senza più possibilità di dubbio, si può finalmente scrivere il capitolo mancante al primo approdo di Enea in Italia. Non a Leuca, tra le due punte Ristola e Meliso dove oggi sorge il santuario dedicato alla Madonna Finibusterrae, né a Porto Badisco. La costa che il mitico eroe figlio di Venere avvistò per prima era quella di Castro, proprio dove all'Atena iliaca era dedicato un tempio sul quale campeggiava una statua alta due metri e mezzo realizzata da un artista tarantino con pietra leccese di Cursi. Sulla testa ha un elmo, con una mano regge un'asta, con l'altra una coppetta per le libagioni sacre e indossa una veste dal raffinato panneggio di colore rosso. «L'intuizione che il famoso tempio di Atena fosse a Castro l'ho avuta nel 2003 racconta l'archeologo Francesco D'Andria, direttore scientifico dello scavo di zona Capanne, nel centro storico di Castro , quando nel sottosuolo abbiamo trovato numerose coppette utilizzate per le offerte di libagioni alla dea, punte di lance e frammenti di elmo e grandi strati di carbone e cenere, probabilmente i residui dei falò accesi per i sacrifici. La certezza è arrivata poco più tardi, quando a tre metri di profondità abbiamo trovato una statuetta di Atena in bronzo con il tipico elmo frigio orientale di tradizione iliaca-troiana». Mercoledì scorso, a 15 anni dalla scoperta dei primi reperti durante i lavori di scavo per la nuova rete fognaria, il sottosuolo ha restituito l'intero busto della divinità, un braccio e la falange del dito di una mano. «Siamo certi di recuperare anche tutto il resto aggiunge D'Andria perché i resti furono sicuramente raccolti e sepolti tutti in una stessa buca dopo che i romani distrussero il tempio». E Castro - l'antica Castrum Minervae - si prepara a rendere il dovuto omaggio alla sua storia più antica. «Tutti i reperti spiega il sindaco Alfonso Capraro saranno custoditi nel museo nel Castello che amplieremo, mentre l'area del ritrovamento diventerà un parco archeologico visitabile. Il progetto si chiamerà "Sulle orme di Enea"».